Coach Kokuca saluta la Pallamano Camerano, ringrazia e se ne va in A1

La prossima stagione allenerà la squadra femminile di Erice in Sicilia. Rosalba Rubini: “Lui è da categoria superiore”

Camerano, 17 giugno 2022 – Stagione importante quella della Pallamano Camerano, che è stata guidata dall’allenatore Filiberto Kokuca, subentrato a gennaio, e che ha concluso questa annata sportiva raggiungendo importanti risultati. Ora è arrivato il tempo dei saluti tra le due parti.

«Sono molto soddisfatto ed orgoglioso di tutti i giocatori per ciò che hanno espresso – commenta “Pippo” – Un grande complimento ai giovani dell’Under 20 che hanno affrontato una grande fase finale di Youth League dimostrando un grande gioco. Questo sesto posto per noi è un ottimo traguardo per il gioco dimostrato e sono molto felice della grande unione dell’intero gruppo; perciò, sono davvero molto orgoglioso di ognuno di loro».

coach Kokuca abbraccia i suoi ragazzi dell’A2

Una stagione affrontata con la giusta determinazione, come spiega Kokuca. «Ho seguito diversi gruppi, dalla prima squadra al settore giovanile e ho visto davvero dei grandi miglioramenti. Sono molto felice di evidenziare il grande lavoro negli allenamenti dell’Under 15 e 17, con grande impegno e voglia di migliorare. Sono orgoglioso dei ragazzi della prima squadra, visto il grande lavoro e la crescita che hanno effettuato, e sono sicuro che hanno ancora molto da dimostrare.

Sono arrivato qui che conoscevo davvero poco della Pallamano Camerano, però sono stato subito accolto con grande affetto da parte di tutta la società. Io e la mia famiglia ci siamo trovati molto bene, e ringrazio davvero chi si è preoccupato sempre per noi. Sono molto felice del rapporto creato con i ragazzi, mi hanno dato il massimo in ogni allenamento e sono molto felice dei grandi progressi fatti in questi sei mesi».

coach Davide Campana

Termina qui questa stagione e coach Kokuca ringrazia chi l’ha sempre sostenuto e aiutato in questa esperienza. «Voglio ringraziare Rosalba Rubini perché è una grande persona. Ha cercato di esaudire ogni mia richiesta e mi è sempre stata accanto. Ringrazio Davide Campana che è si è messo a disposizione su ogni cosa, e Cristiano Giambartolomei che mi ha aiutato con la prima squadra. Ringrazio tutti i dirigenti che mi hanno sempre ascoltato, e a volte anche sopportato, i genitori, i tifosi ed il nostro ufficio stampa. Auguro a questa grande società che è la Pallamano Camerano un futuro ampio di successi e di gioie».

Rosalba Rubini

Coach Kokuca pare si sia trovato piuttosto bene a Camerano, ma la sua levatura e professionalità è da serie A1, come confermato da Rosalba Rubini: «Lui è da categoria superiore rispetto alla nostra. È arrivato da noi perché all’ultimo momento era rimasto senza squadra ed ha accettato Camerano per non perdere la stagione – spiega Rosalba – un valore aggiunto non da poco per la nostra società. La prossima stagione, sta concludendo gli ultimi accordi, andrà ad allenare l’Erice femminile che in Sicilia gioca in Serie A1. Non abbiamo ancora definito chi lo sostituirà, stiamo lavorando su una rosa di nomi dalla quale uscirà il nuovo coach».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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