Camerano – Priscilla Binci, bronzo al Gran Prix della Mole a Torino

Prima uscita e prima medaglia per il Judo Club

Camerano – È arrivato subito il grande risultato per il Judo Club Camerano alla prima uscita in una gara importante dopo la pausa estiva. Priscilla Binci infatti, ha conquistato a Leinì (TO) il terzo posto nella categoria -52 kg nel Trofeo Internazionale Città della Mole, competizione dove erano presenti tra gli altri diversi atleti professionisti.

Unica atleta marchigiana a medaglia, la “piccoletta” ha combattuto davvero alla grande perdendo solo con la testa di serie n°1 del tabellone e sconfiggendo le altre avversarie a suon di ippon, compresa la finale per il bronzo.

Priscilla Binci (capelli neri), sul terzo gradino del podio nel Gran Prix di Torino

Priscilla, atleta primo anno juniores è in continua crescita e potrà togliersi altre soddisfazioni in gare di questo livello.

Nono posto, con due incontri vinti, per Arianna Manzoni nei -63 kg, sconfitta ai quarti di finale per sanzione e nell’incontro di recupero al termine di un combattimento molto tirato. Arianna è atleta di sicuro valore e stabilmente fra le prime in Italia.

Da rivedere la prova di Cecilia Calvigioni nei -57 kg, sconfitta nei turni preliminari. Cecilia, da oltre due anni assente dalle competizioni per diversi motivi, non è riuscita ad entrare mai in gara, saprà presto tornare ai suoi livelli.

Un incontro vinto e uno perso invece per Alessandro Osimani nei -73 kg maschili.

«Sono soddisfatto della gara dei nostri ragazzi – il commento del tecnico Marco Montanari – il gruppo junior/senior del nostro Club è molto affidabile e ci consente di ottenere ottimi risultati in qualsiasi gara e a qualsiasi livello».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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