Le note di Verdi sul palcoscenico del teatro La Nuova Fenice

Con i solisti dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo

Osimo, 31 maggio 2021 – L’Accademia d’Arte Lirica porta ancora una volta le note di Verdi sul palcoscenico de La Nuova Fenice di Osimo, sabato 5 giugno, alle ore 18.00.

Dopo il Rigoletto,  tocca a una scelta di brani tratti da alcune tra le opere più celebri e amate del compositore di Busseto: Nabucco, I lombardi alla prima crociata, Un Ballo in maschera, Luisa Miller, I vespri siciliani, Aida.

Il programma raggruppa arie, duetti e pezzi d’insieme ed offre integralmente la scena finale di Aida.

I solisti dell’istituzione osimana sono due soprani – la kazaka Zhadyra Abdullayeva e la brasiliana Priscila Olegario – e un mezzosoprano, la georgiana Magda Chichiashvili, a cui si aggiunge il tenore brasiliano Max Jota, ex allievo dell’Accademia, oggi interprete verdiano affermato e riconosciuto nel 2014 dalla rivista Opera Britannia tra i migliori interpreti maschili della scena internazionale.

I solisti dell’Accademia ne Lo scrigno magico (foto di repertorio)

Il pianista è Ettore Papadia, che alterna la sua attività tra la tastiera e il podio direttoriale.

Prevendita presso il teatro La Nuova Fenice (info 071-7231797) venerdì 4 giugno (dalle ore 17.00 alle ore 20.00) e sabato 5 giugno dalle ore 16.00 fino ad inizio spettacolo. Posto unico numerato € 8,00. Obbligatorio l’uso della mascherina.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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