Nando Timoteo per Smile Numana il 31 in Piazza del Santuario

Chiude una rassegna di sette comici che in questo 2021 ha fatto registrare grande successo di pubblico

Numana, 30 agosto 2021 – Ultimo appuntamento, martedì 31 agosto, della rassegna Smile Numana. A salire sul palco in Piazza del Santuario, il  comico Nando Timoteo che conclude un evento 2021 che ha fatto registrare grande successo di pubblico, con un totale di sette performers tutti provenienti dal mondo dei programmi televisivi come Zelig e Colorado.

Nando Timoteo

Nando Timoteo si presenta come un attore comico puro, il suo è uno humour sottile ed intelligente, privo di volgarità. Un artista poliedrico che cattura l’attenzione del pubblico e la sostiene ad un livello alto di qualità e divertimento.
L’improvvisazione rende ogni suo spettacolo unico ed ogni volta è come la prima. Uno spettacolo di grande intensità ritmica e comica, un susseguirsi di situazioni che non lasciano respiro allo spettatore.

L’evento si svolgerà alle ore 21.30. L’ingresso è gratuito e i posti non sono prenotabili. In seguito all’entrata in vigore del Decreto Legge 23 luglio 2021, n.105, per poter accedere agli spettacoli che prevedono posti a sedere è obbligatorio, dai 12 anni in su, esibire la Certificazione Verde/Green Pass; si consiglia pertanto l’arrivo in piazza a partire dalle 20.45 per espletare tutti gli adempimenti necessari.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Tempi comici e cuore immenso per Giulio Golia

L’inviato de Le Iene ha chiuso il 10° Festival osimano del Giornalismo d’inchiesta delle Marche


Ancona, 19 settembre 2021 – Auditorium della Confartigianato imprese Ancona-Pesaro Urbino alla Baraccola. Dietro il banco dei relatori il presidente padrone di casa Graziano Sabbatini, il direttore artistico del Festival Claudio Sargenti, Giovanni Pasimeni e al centro lui, l’ospite della serata: Giulio Golia (foto), notissimo e apprezzatissimo inviato decano de Le Iene targate Mediaset.

Di fronte, una platea dimezzata dalle normative Covid composta in buona parte da giornalisti anconetani costretti lì forse più per i crediti formativi imposti dall’Ordine che per “fare il servizio”. Questa, in sostanza, la scena ieri sera della chiusura del decimo Festival del giornalismo d’inchiesta delle Marche organizzato dalle associazioni osimane Ju-Ter Club e + 76.

E Giulio Golia, napoletano verace che non lo nasconde affatto, ieri sera si è concesso e raccontato a mani basse ai suoi non colleghi. Già perché, per sua stessa e convinta ammissione, pur facendo inchieste giornalistiche di altissima professionalità, rischiosità ed umanità: «Non sono giornalista – ha ribadito più volte – Non credo serva un tesserino per fare questo mestiere».

Sul piano professionale, Golia nasce animatore nei villaggi turistici. Poi, sei mesi di spola in treno Napoli-Milano per fare provini in Mediaset grazie al fatto che da figlio di ferroviere il treno non lo paga. Finché un giorno, un custode Mediaset lo fa entrare di straforo ai provini di La sai l’ultima? Gli chiedono di lasciare il suo numero di telefono. Lui, insieme al bigliettino lascia alla commissione una caramella Golia. Ed è l’inizio di un lavoro che dura da 24 anni sulle reti berlusconiane.

Diretto, schietto, coraggioso, nelle sue inchieste Giulio Golia negli anni ha affrontato e presentato ai teleutenti le realtà quotidiane delle periferie abbandonate a se stesse; cento storie degli ultimi e della loro dignità; verità nascoste tirate fuori con studio e perseveranza, mandate in onda: «perché la gente deve sapere come stanno davvero le cose». Anche a costo della propria vita: «Problemi per la mia incolumità? Nooo, hanno provato a spararmi solo due volte».

«Ho visitato quasi tutte le periferie d’Italia – ha raccontato ieri sera – quella che mi ha colpito in negativo è quella di Roma: a sei chilometri dal Cupolone c’è gente che vive nel degrado, senza acqua e nessun tipo di servizi. In Africa è normale fare chilometri per portare un secchio d’acqua al villaggio. A Roma, nel 2021, non è ammissibile».

E via così: con le inchieste sulle periferie abbandonate, sulle navi dei veleni, sul caso Vannini che, anche grazie alla sua inchiesta giornalistica, ha portato in galera un’intera famiglia. «La notte dopo la sentenza non sono riuscito a dormire – ha confessato – mi sentivo responsabile in una vicenda dove non aveva vinto nessuno».

Ma il giornalismo d’inchiesta, ovvero la ricerca della verità, è anche questo. «Il 60% delle storie che racconto, lo strazio, l’umanità, il dolore e la sofferenza, mi resta dentro e devo imparare a conviverci perché non racconto storielle, racconto la vita, e la vita è fatta di persone».

Sì, c’è tantissima vita e umanità in questo giullare dei villaggi turistici che alla fine, per mestiere, ha scelto di raccontarcela la vita, nuda e cruda per quello che è. Senza un tesserino rosso, senza un’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti ma con un cuore e un coraggio grandi così!

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