La senigalliese Vanessa Chiappa in Uzbekistan per Sanremo Music Awards

Una tre giorni di musica italiana, internazionale e alta moda, firmata dal marchigiano Nicola Convertino

Senigallia, 7 giugno 2021 – Il Sanremo Music Awards vola a Tashkent, la capitale dell’Uzbekistan, lungo la storica “Via della Seta“, spostandosi anche a Samarcanda per servizi fotografici e performance  musicali nei luoghi storici considerati sacri per le popolazioni che da secoli percorrono questa via commerciale che porta in Cina.

Il marchigiano Nicola Convertino

L’evento, che porta la firma di Nicola Convertino e la più totale collaborazione del governo dell’Uzbekistan  in persona del presidente Shavkat Mirziyoyev, sarà una tre giorni di musica e di alta moda (10, 11 e 12 giugno) e verrà seguita con grande attenzioni dai media e la messa in onda sarà sulla televisione nazionale Uzbeka.

Ancora una volta il marchigiano Nicola Convertino (maceratese, attualmente residente a Sant’Elpidio), patron del Saremo Music Awards, porta la musica e lo stile italiano nel mondo. Un’iniziativa che poggia sulla bella musica e su artisti oramai di calibro internazionale. Con lui ci sarà anche Vanessa Chiappa di Senigallia, nata da padre italiano e madre americana. La giovane cantante vanta un’esperienza canora estremamente eterogenea.

Due istantanee di Vanessa Chiappa

Vanessa Chiappa sa passare dal pop al rock e quindi al musical. Ha lavorato come solista e come corista con alcuni dei maggiori professionisti italiani ed internazionali, sia in Italia che all’estero. Nel 2019 si è esibita a New York in mondovisione su Rai Italia, al festival della Canzone Italiana,  mentre nell’agosto 2020 ha cantato a Sanremo con l’Orchestra sinfonica della città, in uno spettacolo interamente dedicato a Mia Martini.

Giovedì 10 e venerdì 11 giugno artisti italiani, uzbeki e russi si esibiranno accompagnati dall’orchestra nazionale dell’Uzbekistan, composta da 60 elementi.

Cecilia Herrera

Gli artisti invitati all’evento da Convertino sono: Tatiana Previati, soprano con un ricco repertorio che spazia dalle più celebri arie dell’opera alle più famose colonne sonore del cinema italiano; il francese Fabrice Pascal Quagliotti, leader dei Rockets, che ora ha intrapreso una carriera da solista; Cecilia Herrera cantante, attrice, performer e autrice di spettacoli, è in giro dal 2017 con uno spettacolo sul tango argentino; Vanessa Chiappa, nata da padre italiano e madre americana, vanta un’esperienza canora estremamente eterogenea, infatti passa in scioltezza dal pop al rock per arrivare al musical; Sara Scognamiglio che dopo aver partecipato a numerosi concorsi canori nel 2013 vince il Sanremo Music Awards, aggiudicandosi, come rappresentate dell’Italia, la finale al contest internazionale in Russia “Humor Festival”, ha aperto numerosi concerti, come quello di Anastacia di Sarah Jane Morris e Dear Jack.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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