Mago per svago e danza verticale sulla torre campanaria

Sabato 30 dicembre in Auditorium San Francesco e piazza Leopardi

Castelfidardo – Natalfidardo non finisce di stupire e dal cilindro di eventi recupera domani, sabato 30 dicembre, due appuntamenti di forte impatto emotivo: Mago per svago, alle 17.00 in Auditorium San Francesco e Hold me, danza verticale sulla torre campanaria della Chiesa Collegiata in programma alle 19.00.

Simon Luca Barboni e Mirco Bruzzesi 

Mago per Svago, L’abile teatro di e con Simon Luca Barboni e Mirco Bruzzesi si rivela al pubblico grazie alla  colonna sonora. Un ritmo trascinante che nei suoi accenti racchiude i momenti più significativi della storia. Racconta di un mago e del suo spettacolo, ma soprattutto di un assistente e del suo desiderio di conquistare la scena. La classica magia viene così riproposta in una forma inedita, una sorta di parodia di se stessa: gli imprevisti, gli errori, un epilogo che ribalta l’intera scena e commuove sia grandi (grazie al livello degli esercizi di tecnica circense) che piccini, grazie all’assenza di testi recitati e alla mimica claunesca. Alle 17.00, ingresso libero, Auditorium San Francesco.

Hold me con Caterina Del Giudice

Da una suggestione all’altra, alle 19.00, in piazza Leopardi ecco la Danza verticale sulla Torre Campanaria della Chiesa Collegiata Santo Stefano con Caterina Del Giudice (danzatrice aerea “Aria di circo”) accompagnata dalla fisarmonica di Antonino De Luca. Hold me è una storia, un’opportunità, un gioco: due arti si danno appuntamento in aria, ribaltando le prospettive e alzandosi in volo. Danza e musica si inseguono tra balzi, sguardi e acrobazie per fondersi e tenersi vicini, con l’interpretazione appassionata dall’ambasciatore della fisarmonica.

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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