45 giri, quando credevamo ai miracoli

Oggi al teatro Astra, ore 21, il trio Carloni - Seneca - Savoretti apre "A più voci"

Castelfidardo, 14 novembre 2018 – Entra nel vivo la rassegna di teatro professionale “A più voci” a cura dall’associazione Rovine Circolari concepita per rispondere con il teatro, l’arte e l’ironia alla deriva del mondo contemporaneo approfondendo il tema del rispetto delle diversità e di uno sviluppo non violento della società, con particolare attenzione ai temi del femminile, della legalità e dell’accoglienza.

Oggi al teatro Astra alle 21:00, il cartellone si apre con “45 giri quando credevamo ai miracoli“, dedicato agli anni del boom economico con il trio Carloni-Seneca-Savoretti. Un ironico spettacolo di teatro-canzone dove Isabella Carloni, qui in veste di cantautrice oltre che di attrice, dialoga con la chitarra di Giovanni Seneca e le percussioni di Francesco Savoretti per offrire uno sguardo ironico e scanzonato su un passaggio cruciale della nostra storia: gli anni del miracolo economico e di un’Italia talmente ottimista da apparire oggi surreale.

Le imprese sulla luna, la diffusione della televisione, i primi supermercati: la vita degli anni 60 prometteva all’Italia un grande avvenire, sogni e speranze che il Paese cullava accompagnato da una nuova colonna sonora. La musica dell’epoca, rivisitata da una sensibilità contemporanea, e l’ironia del teatro sortiscono l’effetto di raccontare, attraverso piccoli affreschi intrecciati a canzoni, un’Italia spavalda e avida di futuro, che in quegli anni si affacciava a profondi cambiamenti e a scelte decisive.

Qualcosa sullo sfondo però, lascia intuire un’ombra dietro i sorrisi, appena un retrogusto, evocato dalle parole di Pasolini e dal suo sguardo lungimirante.

Prevendite:

Pro Loco Castelfidardo 071 7822987; biglietto 10 € (5 per under 20). Abbonamento a tutti e quattro gli spettacoli della rassegna 32 euro  (15 euro per under 20). Info: r.circolari@gmail.com  Organizzazione Daniela Calisti 335 6603497.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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