Sirolo – La Giunta delibera il nuovo complesso scolastico in Piazza del Municipio

Verrà realizzata la scuola dell’infanzia con annesso centro sociale

Sirolo – Con atto di Giunta comunale n. 109 del 20 luglio 2017 è stato approvato il progetto preliminare di una nuova scuola dell’infanzia con annesso centro sociale. La realizzazione del progetto consente la concentrazione di tutte le scuole di ogni ordine e grado nell’ambito di un unico complesso sito in Piazza del Municipio per ridurre costi di trasporto e di gestione e per dotare tale plesso di una scuola moderna e adeguata sotto il profilo del risparmio energetico e della sicurezza.

Una veduta aerea di Sirolo

Il progetto prevede una superficie complessiva di mq. 492,64 disposta su un unico piano, oltre alla superficie dei portici disposti sugli accessi e di logge coperte, e comprende 2 sezioni scolastiche per scuola dell’Infanzia con relativi servizi, e due locali e servizi con accesso indipendente da destinare a Centro Sociale per l’aggregazione giovanile.

L’edificio presenta una pianta irregolare che è stata studiata in modo da favorire sia le attività al chiuso che i relativi collegamenti con le area esterne di pertinenza della scuola, a cui si accederà mediante un percorso dedicato che si dirama dal piazzale esistente all’interno del complesso scolastico; in tale piazzale è previsto l’arrivo degli scuolabus dove, in luogo protetto, far scendere i bambini.

È prevista la realizzazione dell’edificio con struttura verticale in legno costituita da pareti portanti. La costruzione di un edificio in legno è una soluzione ecosostenibile a basso impatto ambientale che consente di ridurre sensibilmente i consumi energetici; altra importante caratteristica riguarda la proprietà isolante del legno, infatti garantisce un incredibile isolamento acustico e termico e consente di avere un clima interno ideale.

Inoltre la costruzione rispetta i principi della bio-architettura; infatti, una casa in legno consuma davvero poca energia stanti le proprietà isolanti di tale materiale. Particolare importanza è data alle caratteristiche estetiche in modo tale da consentire un corretto inserimento del nuovo immobile nel contesto; le pareti esterne saranno rifinite con tonachino colorato per amalgamarlo agli edifici vicini con diverse coloriture in tono per differenziare, già dall’esterno, la suddivisione degli spazi interni.

Tale edificio avrà copertura in parte piana rifinita con guaina ardesiata ed in parte con unica pendenza per consentire l’installazione di pannelli fotovoltaici.La Giunta comunale, nell’approvare il progetto preliminare, al fine di rendere al massimo la struttura sicura e resistente nel tempo ed immune da eventuali vizi e difetti, ha dettato specifici e vincolanti indirizzi ai progettisti ed al direttore dei lavori.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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