Quando gli alunni insegnano la solidarietà

Gli allievi della “Bruno da Osimo” donano 759 euro ai loro coetanei terremotati di Sarnano

Osimo – Riceviamo in redazione questa lettera come “proposta per un articolo”. La pubblichiamo integralmente, senza aggiungere o togliere nulla al testo pervenuto, semplicemente perché non c’è nulla da togliere o da aggiungere a certi gesti che partono dal cuore. Specialmente quando sono i cuori dei bambini a palpitare.

Lo scorso venerdì 26 maggio, alla Bruno da Osimo, abbiamo ospitato la classe seconda della scuola primaria di Sarnano.

Gli alunni osimani, infatti, dal mese di dicembre, in collaborazione con la BCC di Filottrano, hanno istituito un’Associazione cooperativa scolastica, al fine di organizzare attività economiche.

Grazie alla lotteria di Natale, la realizzazione delle foto-ricordo delle classi e al mercatino di primavera, la cooperativa Cuorilandia ha raccolto fondi da ripartire tra la propria classe, il plesso e un’opera di solidarietà.

Fin da settembre, i giovani scolari avevano manifestato la volontà di donare parte del ricavato ai loro coetanei più sfortunati, appena colpiti dal terremoto. Così, grazie a Silvia Rossi della Protezione civile, abbiamo stabilito un gemellaggio con le insegnanti di Sarnano, che hanno il loro edificio scolastico inagibile e sono costrette ad andare a scuola dalle 14 fino alle 19 della sera, ospiti del Liceo scientifico che invece frequenta normalmente  di mattina.

I nostri bambini hanno atteso con ansia e trepidazione il momento dell’incontro con gli amici “a distanza” di Sarnano, entusiasti di conoscere direttamente dalla loro viva voce cos’era successo durante i giorni del sisma.

Per questo, mentre le maestre ci mostravano le slides della loro città ferita e ci raccontavano quanti aspetti della loro vita quotidiana sono dovuti cambiare per far fronte all’emergenza, tutti i bambini della Bruno ascoltavano in assoluto silenzio.

Alla presenza della nostra Dirigente scolastica Monticelli Cuggiò, dell’assessore alla Scuola Pagliarecci e del direttore della Bcc di Filottrano, Bianchi, è stata consegnata alla classe di Sarnano la cifra di 759 euro, destinati all’acquisto di materiali scolastici impossibili da recuperare dalla scuola non più sicura.

Con orgoglio e soddisfazione, a soli 8 anni, gli alunni che hanno svolto il progetto: Crescere nella Cooperazione, coadiuvati da tutti i loro compagni e dalle insegnanti del plesso, hanno dimostrato di saper lavorare e collaborare per guadagnare soldi da donare a chi si trova in difficoltà.

Le famiglie si sono lasciate coinvolgere in tutte le varie attività, certe che la solidarietà, il senso di condivisione e la sensibilità vanno curate e sostenute così come le altre competenze scolastiche.

La nostra Amministrazione comunale e l’Asso hanno contribuito allo svolgimento di questa giornata di gemellaggio, offrendo il pranzo e la visita guidata della città, nell’intento di manifestare quanto Osimo sia vicina a chi ha subìto il terremoto.

Noi, siamo riusciti a fare la nostra parte.

Ora aspettiamo che le maggiori Istituzioni attivino quegli interventi necessari a rimettere tutto a posto, così che gli alunni di Osimo possano andare a trovare i compagni di Sarnano.

 

Romina Quattrini

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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