Istituto Laeng di Osimo: via all’orientamento

AAA… Cercasi 272 mila tecnici fra diplomati e laureati nei prossimi cinque anni!

Osimo – A dirlo sono Confindustria e Unioncamere nell’ultimo dossier sul lavoro. Da qui al 2021 le imprese avranno bisogno di circa 272 mila addetti con oltre il 60% di periti, diplomati e laureati nei settori della meccanica, della domotica e del tessile. Paradossalmente, secondo Confindustria, le nostre scuole secondarie non saranno in grado di formare per tempo una tale mole di studenti.

Sarebbe a dire che alle nostre aziende servono 40.000 diplomati, ma gli istituti tecnici e professionali hanno perso iscritti. La corsa ai licei, che ha caratterizzato le scelte scolastiche dei ragazzi e delle famiglie negli ultimi anni, ha contribuito ad alimentare questo disallineamento fra domanda ed offerta. Come uscire da questa empasse?

Sicuramente serve una rivoluzione culturale, rivalutando l’istruzione e la formazione  tecnica e professionale. Questi corsi, a torto, sono ancora visti in Italia come un canale residuale, dove “parcheggiare” i ragazzi più problematici. Spesso rappresentano la seconda scelta dopo una bocciatura o quando la famiglia cerca un percorso più breve o “più facile”.

Quando però si chiede ai ragazzi che li frequentano cosa ne pensano, il giudizio è altamente positivo. Incontrano quella dimensione pratica ed applicativa che manca altrove. I diplomati degli istituti tecnici e professionali trovano lavoro più facilmente e, da dati recenti dell’indagine Eduscopio – Fondazione Agnelli, un’alta percentuale di  diplomati proprio dell’Istituto Laeng svolge lavori congrui rispetto al corso di studi frequentato.

Punti di forza di questi corsi sono anzitutto la forte sinergia con il sistema produttivo, a partire dai progetti di stage che aiutano gli studenti a sperimentarsi con il mondo del lavoro fin dal terzo anno, facendosi così conoscere dalle aziende. Poi, laboratori all’avanguardia, collaborazioni progettuali con le associazioni datoriali (Confindustria Ancona, Confartigianato), e l’istituzione di un comitato tecnico scientifico dove operano insieme dirigente, docenti e imprenditori della zona.

Quattro le giornate previste di scuola aperta all’Istituto Laeng:

  • sabato 16 dicembre, dalle 15 alle 19;
  • domenica 14 gennaio, dalle 10 alle 17;
  • sabato 27 gennaio, dalle 15 alle 19;
  • domenica 4 febbraio, dalle 15 alle 19.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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