Zona rossa e Dad: l’allarme dell’Ordine degli Psicologi delle Marche

Bambini e adolescenti fra i soggetti a rischio: “Attenzione all’uso delle tecnologie”

Ancona, 17 marzo 2021 – “Nessuno è pronto per affrontare nuovamente zona rossa e Dad” dichiara la presidente dell’Ordine degli Psicologi delle Marche Katia Marilungo, dopo i provvedimenti che lunedì hanno visto la regione tornare in zona rossa, riproponendo di fatto una situazione molto simile a quella dell’anno scorso.

«Corpo e mente sono provati da un anno di sacrifici, cui vanno sommati lutti e sofferenze, frustrazioni e isolamento – continua la psicologa – quindi non siamo psicologicamente preparati per ritornare alle condizioni in cui eravamo lo scorso marzo. Si sta aggravando una situazione già fortemente compromessa, in particolar modo per gli studenti di tutte le età, costretti nuovamente a un lungo periodo di didattica a distanza».

Da una parte i genitori che devono lavorare fuori casa non possono lasciare soli i figli, ma dall’altra parte non godono neanche degli aiuti economici per poter sopperire a evidenti esigenze. Se oggi smartworking e teledidattica, come a marzo 2020, sono tornati al centro della quotidianità, è infatti nella famiglia che si verificano i maggiori disagi perché: «all’interno delle mura domestiche insistono i principali scenari di problematicità: non solo relativi alla convivenza forzata, la quale solo lo scorso anno ha portato ad un incremento vertiginoso di separazioni e divorzi, ma anche e soprattutto ai più giovani – continua la presidente Marilungo – Sugli adolescenti, in particolar modo, sono numerose le problematiche riscontrate dai nostri professionisti: dall’isolamento fra social e computer, alla difficoltà di mantenere vive le relazioni personali, quindi anche alla paura di uscire, fino addirittura all’autolesionismo».

Registrati, inoltre, evidenti disagi anche fra i più piccoli in quanto: «per i bambini l’avvicinamento a tablet e pc necessari per la Dad è stato repentino e quindi non graduale, esponendoli anche solo potenzialmente alle trappole della rete. Nei limiti del possibile è quindi bene che ciascun genitore vigili il più possibile sull’utilizzo dei dispositivi elettronici, prevenendo un abuso degli stessi».

Katia Marilungo, presidente Ordine degli Psicologi delle Marche 

L’Ordine degli Psicologi marchigiano lancia quindi l’allarme: «Con la Dad il rischio che si corre è quello di andare incontro alla sindrome dell’on-line brain perché le tecnologie creano dipendenza: la prolungata permanenza davanti allo schermo crea, soprattutto nei più piccoli, una sorta di ‘demenza digitale’ i cui effetti possono essere riduzione della memoria a breve termine e difficoltà a concentrarsi».

In conclusione, la dottoressa Marilungo: «Essere in salute significa anche godere di una salute psicologica, che sta venendo meno alla luce dei disagi riscontrati con la zona rossa e la Dad. Pertanto, come Ordine degli Psicologi delle Marche, auspichiamo un celere ritorno ai banchi di scuola almeno per i più piccoli, che hanno dimostrato di rispettare le norme anticovid, come divulgato attraverso la campagna #ioleregolelehorispettate».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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