Ancona – Monta la protesta per la chiusura delle scuole

PCI dorico: “Le scuole tutte chiuse, tutto il resto aperto”. Oggi pomeriggio, presidio degli studenti davanti alla Regione

Ancona, 2 marzo 2021 – Dopo la chiusura repentina di tutte le scuole di ogni ordine e grado fino a domenica 14 marzo, decisa all’improvviso nella tarda serata di ieri dal sindaco Valeria Mancinelli, in città monta la protesta. Si arrabbiano un po’ tutti: studenti, genitori e partiti politici. Con i primi che mettono in campo azioni concrete già da oggi per gridare forte il loro disappunto per la scelta del Sindaco.

Riceviamo in redazione e pubblichiamo integralmente una nota del Partito Comunista italiano di Ancona, in merito alla decisione della prima cittadina dorica.

Poche ore prima della mezzanotte del 1 marzo la sindaca Mancinelli ha comunicato via facebook la sua decisione di chiusura di tutte le scuole di Ancona, ed anche degli asili nido, fino al 14 marzo – scrive il PCI – lasciando ai genitori che lavorano il compito di reperire precipitosamente baby sitter o ricorrere agli anziani nonni, che teoricamente dovrebbero essere i più protetti.

Si ordina la chiusura di scuole e asili, come se questi fossero le fonti principali di infezione; mentre restano aperte tutte le altre attività, compresi i centri commerciali, dove pochi giorni fa proprio ad Ancona migliaia di persone si sono assembrate all’inaugurazione dell’ennesimo ipermercato. Senza che la Sindaca e le altre autorità abbiano avuto nulla da ridire.

Le scuole, dove le regole vengono rispettate, che collaborano puntualmente con le Asl segnalando tempestivamente eventuali contagi e prendendo le relative precauzioni, diventano il capro espiatorio di una politica che vuole mostrare di occuparsi della salute mentre considera intoccabile il profitto. È ora di dire basta! È ora di cambiare!” conclude la nota del Partito Comunista italiano di Ancona.

Gli stessi studenti si dicono contrari alla chiusura indiscriminata di tutte le scuole, rifiutando, oltretutto, la didattica a distanza e ribadendo la volontà di una scuola aperta. A tal proposito, il Comitato priorità alla scuola Ancona Marche e StopDad studenti uniti hanno promosso per questo pomeriggio alle 15.30 un presidio statico davanti a Palazzo Leopardi della Regione Marche.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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