Loreto – Diplomi agli studenti ‘ciceroni’ dell’Einstein-Nebbia

Il riconoscimento a 13 allievi che hanno svolto il servizio di guide nella città mariana in occasione dell’iniziativa ‘Spazi e Sapori’

Loreto – Diplomi agli studenti ‘ciceroni’. Sono 13 gli alunni dell’Istituto di Istruzione Superiore “Einstein – Nebbia” di Loreto della sezione di accoglienza turistica premiati dalla Confartigianato per aver svolto egregiamente il ruolo di guide della città durante la rassegna di ‘Spazi e Sapori’.

L’Istituto Einstein Nebbia

L’iniziativa, organizzata dall’ente di categoria in collaborazione con la Regione e il patrocinio del Comune, a settembre ha portato tra le vie e le piazze di Loreto tanti visitatori e curiosi alla scoperta degli angoli più segreti con itinerari guidati, degustazioni di tipicità, performance musicali.

La cerimonia di consegna degli attestati di riconoscimento si è tenuta all’interno dei locali dell’Istituto alla presenza del dirigente scolastico Gabriele Torquati, di Paolo Picchio responsabile territoriale Confartigianato, dei docenti e di una rappresentanza degli architetti che hanno contribuito alla realizzazione del progetto di ‘Spazi e Sapori’ Monica di Vincenzo, Manuela Francesca Panini, Annalisa Appolloni, Anna Paola Martini.

Loreto – Foto ricordo della premiazione dei tredici ‘ciceroni’

«Ringraziamo l’Istituto per aver collaborato all’iniziativa, il dirigente e i docenti che hanno creduto nel progetto, e i ragazzi che hanno svolto con entusiasmo e competenza il ruolo di guide nel corso dell’evento – ha dichiarato Paolo Picchio della Confartigianato – partecipando a questa attività hanno dimostrato senso civico, attaccamento alla città, e grande capacità nel mettere in pratica quanto stanno apprendendo nel proprio percorso formativo, incentrato proprio sull’accoglienza turistica».

Gli studenti premiati sono:

Davide Binci, Jenny Cecchi, Ileana Curzi, Maria Governatori, Alessandra Kwasnik,  Elisa Magi,  Valentina Marinsalta, Rachele Sacconi, Tommaso Staffolani, Alessandro Storani, Angelica Tommasi, Alberto Valletta, Sara Vegliò.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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