Viola Ardone ha incontrato in streaming gli studenti del Laeng-Meucci

La scrittrice ha discusso con i ragazzi del suo romanzo ‘Il treno dei bambini’

Castelfidardo, 10 aprile 2021 – Lo scorso giovedì, 140 studenti dell’IIS Laeng-Meucci hanno avuto il piacere di ascoltare, in videoconferenza, la scrittrice Viola Ardone, dopo aver letto ed analizzato il romanzo Il treno dei bambini.

L’iniziativa, prevista nell’ambito della rassegna Meucci Passione d’Autore 2, nei mesi precedenti ha già visto come ospiti lo scrittore Gabriele Clima e il critico letterario Roberto Filippetti. L’obiettivo è quello di trasmettere nei giovani l’idea della lettura e della letteratura come esperienze vive e coinvolgenti.

Viola Ardone e la copertina del suo romanzo Il treno dei bambini

L’incontro con la terza ospite del progetto è stato molto ricco ed emozionante, anche grazie alle recensioni rielaborate con musica, parole ed immagini dagli studenti che hanno fatto da cornice all’intera videoconferenza, dimostrando come la storia sia stata capace di appassionare le menti e i cuori.

Le classi hanno potuto esporre le proprie riflessioni all’autrice con domande, suscitate dalla curiosità. «Siete riusciti a cogliere tutti gli elementi principali di ciò che ho scritto», ha detto la Ardone facendo i complimenti agli studenti per la bellezza dei lavori svolti.

La trama del romanzo

Il treno dei bambini, pubblicato nel 2019 e da subito un caso editoriale, racconta una delle pagine di storia meno conosciute: quella di un’Italia spaccata a metà dopo la seconda guerra mondiale, quando a molte famiglie del sud Italia, vivendo in povertà assoluta, non restava alternativa dal separarsi dai propri figli e farli salire nei cosiddetti treni dei bambini che li avrebbero portati al nord, dove avrebbero trovato famiglie adottive disposte a prendersi cura di loro trattandoli come figli propri.

In questo contesto si inserisce la storia del giovane protagonista, Amerigo, un bambino spigliato, intelligente e sensibile che ad un certo punto si troverà al bivio tra due mondi e sarà costretto a fare una scelta dolorosa ma che gli consentirà di gettare semi nuovi, alla ricerca del proprio destino.

Per tutti, l’appuntamento al successivo incontro della rassegna Meucci Passione d’Autore 2 è al 6 maggio, con Roberto Filippetti e Eugenio Montale. Il muro e Clizia.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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