Spettacolo di fine anno della Primaria Cerretano

La scuola che unisce… l’invisibile filo della solidarietà il tema della performance degli studenti

Castelfidardo, 12 giugno 2019 – Un simbolico gomitolo azzurro è apparso sul palcoscenico dell’Astra per lo spettacolo di fine anno messo in scena dagli alunni della Scuola Primaria Cerretano. Protagonisti, per scelta, tutti gli studenti con uno scopo finale di indubbio spessore: la solidarietà.

Originale il tema rappresentato. I ragazzi di quinta hanno impersonato infatti loro stessi da vecchietti al Monumento intenti a ricordare, attraverso il flash back, i momenti più intensi della loro scuola primaria. Una miriade di ricordi ha così fatto da sfondo al loro narrare, grazie al coinvolgimento delle classi 1ª, 2ª, 3ª e 4ª che hanno impersonato gli stessi nonnini ancora piccoli ricordare alcuni episodi importanti del loro cammino formativo.

Sono tornati così, con il ricordo, alla Casa di Riposo Ciriaco Mordini quando andavano ad allietare, con canti e balli, in un’atmosfera di coccole, i nonnini ospiti della struttura. Poi, con la classe 4ª, hanno ballato sulle note di “Piccola anima”, con le mascherine donate dalla Lega del Filo d’oro, vivendo sul palco l’esperienza della cecità e trasferendo emozioni forti al pubblico presente.

Tutti gli alunni hanno cantato e suonato composizioni che hanno avuto come filo conduttore il tema della solidarietà. Un aspetto affrontato durante l’intero anno scolastico tanto da diventare il cardine di ogni singolo progetto portato avanti dalla scuola.

Tema, quello della solidarietà, da sempre caro alla Scuola Primaria Cerretano. Si ricordi, ad esempio, che grazie alla precedente recita natalizia i ragazzi hanno raccolto e devoluto denaro alla Croce Verde di Castelfidardo ed al gruppo Raoul Follerau. Alla locale Caritas invece, sotto forma di raccolta alimentare.

Nell’intersecarsi di lezioni, laboratori, uscite didattiche e recite le varie componenti scolastiche (corpo docente ed alunni) hanno lavorato intensamente su questo tema creando una rete di collaborazione che ha permesso ai ragazzi di assaporare la gioia del saper dare rispetto al solo ricevere.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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