La Compagnia teatrale di L’Italia Chiamò incontra le scuole

Il regista Victor Vitale agli studenti:“Un futuro di adulti responsabili”

Castelfidardo, 18 ottobre 2019 – Lo spettacolo teatrale “L’Italia chiamò” porta in scena la storia della Battaglia di Castelfidardo e debutterà al cinema teatro Astra di Castelfidardo il 24 e 25 ottobre.

Gli studenti delle scuole secondarie di primo grado dei plessi Mazzini e Soprani, grazie all’interessamento di TR800, hanno avuto l’opportunità di assistere in anteprima ad alcuni momenti dello spettacolo durante una giornata di prove in teatro che vedeva impegnati il regista Victor Vitale, l’attore Franco Oppini e tutte le attrici e gli attori della Compagnia Guasco.

Castelfidardo – Gli studenti a teatro per l’incontro con la Compagnia Guasco

Gli studenti sono stati molto attenti ed entusiasti per avere vissuto questa esperienza a teatro, in diretto contatto con regista e protagonisti. Il regista Victor Vitale e l’attore Franco Oppini hanno interagito con loro e gli attori tutti si sono poi presentati uno ad uno. Il regista si è rivolto ai ragazzi rammentando quanto sia importante riportare alla memoria questo momento storico, che è stato fondamentale per l’unità d’Italia.

L’attore Franco Oppini, a conoscenza che ci fossero ragazzi già impegnati in un laboratorio teatrale a scuola, ha parlato delle difficoltà che incontra chi sceglie la dura vita dell’attore, fatta di sacrifici e studio continuo.

In più di un’ora, si sono succedute interazioni a momenti di prova vera e propria dello spettacolo, una bella esperienza: «che lascerà sicuramente un segno positivo e di crescita nel percorso culturale dei nostri ragazzi – il commento dei responsabili di Tracce di Ottocento – Si ringrazia la dirigenza scolastica e tutti i genitori per aver reso possibile questa iniziativa».

I biglietti per lo spettacolo si possono acquistare presso la Proloco di Castelfidardo e online, al sito www.eventbrite.it.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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