Sigillo Qualità per il Grimani Buttari

Efficacia delle prestazioni e progressi in campo clinico riconosciuti e premiati dal gruppo Italia Longeva

Osimo – L’istituto Grimani Buttari di via Flaminia II si conferma un’eccellenza italiana nel campo dell’assistenza agli anziani. A dichiararlo è Italia Longeva, il network scientifico dedicato alle tematiche dell’invecchiamento istituito dal connubio tra Ministero della Salute, Regione Marche e Irccs Inrca con il supporto tecnico di Bureau Veritas Italia.

La platea in occasione della cerimonia di consegna del sigillo qualità
La platea in occasione della cerimonia di consegna del Sigillo Qualità

All’interno di una cerimonia molto partecipata, la struttura osimana ha ricevuto il Certificato Sigillo Qualità Italia Longeva, ovvero la certificazione – la prima conferita finora – che riconosce l’efficacia delle prestazioni sanitarie e i progressi in campo clinico dimostrati dalla casa di riposo.

La struttura osimana ha svolto il ruolo di apripista nello sperimentare un nuovo approccio metodologico ma anche culturale al lavoro: questo prevede l’adozione di un set di indicatori da comunicare agli utenti – ospiti e loro familiari – insieme alla disponibilità a sottoporsi a verifiche ispettive da parte di un ente terzo accreditato.

Gianni Genga, Dg Inrca, illustra le qualità del progetto promosso da Italia Longeva
Gianni Genga, Dg Inrca, illustra le qualità del progetto promosso da Italia Longeva

Tra gli obiettivi del progetto c’è anche la realizzazione di un sito web che consenta in tempo reale, con un solo click, di conoscere la qualità dei servizi presenti nella residenza e confrontarla con le altre presenti nello stesso territorio.

«Il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento della speranza di vita e la crescita del numero di pazienti anziani e cronici hanno segnato il fallimento dell’approccio ospedale-centrico all’assistenza continuativa – ha dichiarato il professor Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva.

«Il Sigillo Qualità Italia Longeva va proprio nella direzione di promuovere le strutture in grado di offrire i servizi migliori e scientificamente validati. Vogliamo – ha continuato Bernabei nel corso della cerimonia di consegna del Certificato al Grimani Buttari – che questa importante risorsa, per la nostra che è la seconda nazione più vecchia del mondo, non si conquisti gli onori della cronaca solo in occasione di tristi episodi di malasanità e persino di violenza, ma che piuttosto, attraverso una certificazione basata sulle evidenze scientifiche, diventi uno dei fiori all’occhiello dell’organizzazione socio-assistenziale del nostro Paese».

da sx: Fabrizia Lattanzio, Gianni Genga, Fabio Cecconi, Dutto, Roberto Bernabei, Cristiano Casavecchia
da sx: Fabrizia Lattanzio, Gianni Genga, Fabio Cecconi, Dutto, Roberto Bernabei, Cristiano Casavecchia

«Oggi si è conclusa con successo la sperimentazione dell’iniziativa presso l’Istituto osimano – ha commentato Fabrizia Lattanzio, Direttore Scientifico Irccs-Inrca – ma l’auspicio è che tramite il Sigillo Qualità Italia Longeva si inneschi un meccanismo virtuoso che spinga le residenze di tutta Italia a innalzare la qualità dei servizi offerti.

Obiettivo ulteriore – ha concluso – è coinvolgere nel processo le Regioni che, condividendo i vantaggi derivanti dal Certificato, possano essere interessate a promuovere la propria eccellenza investendo nel settore: in questo senso non è casuale che le Marche, una delle regioni più longeve d’Italia, siano all’avanguardia nel campo».

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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