Sirolo – Il Distretto sanitario ex Ospedale San Michele resterà dov’è!

Ad affermarlo è il gruppo d’opinione ‘Liberamente Sirolo’ che in una petizione pubblica ha raccolto 1013 firme a favore della salvaguardia del servizio

Sirolo – Pare essere giunta al termine in modo positivo per i cittadini di Sirolo e Numana la spinosa vicenda del Distretto sanitario dell’ex Ospedale San Michele. La struttura medica che, lo ricordiamo, era a rischio trasloco se non addirittura chiusura, privando così gli abitanti di quei Comuni dell’unica assistenza medica presente sul territorio.

A comunicarlo è Il gruppo Facebook di opinione “Liberamente Sirolo“, gruppo indipendente e scevro da ogni appartenenza politica, fattosi portavoce ed interprete in prima linea sul web e poi tra la gente (residenti, dimoranti e operatori turistici), delle giuste preoccupazioni delle due popolazioni rivierasche del Conero, soprattutto della popolazione anziana, a seguito delle notizie diramate dalla Asur 2 della imminente chiusura e della migrazione del servizio effettuato dal Distretto Sanitario dall’ex Ospedale San Michele.

Nella mattinata di oggi 30 ottobre, Il gruppo sirolese ha presentato e fatto protocollare in Comune una petizione contro la chiusura del Distretto sanitario che ha raccolto ben mille e tredici firme di cittadini di Sirolo e Numana (731 cartacee e 282 ottenute via Internet sul sito www. petizionepubblica.it).

Moreno Misiti, sindaco di Sirolo

Una petizione spontanea, con una vasta partecipazione popolare che, appena ufficializzata, aveva registrato un grande coinvolgimento delle due cittadinanze. Il Comune di Sirolo, una settimana dopo l’uscita della petizione popolare, ne aveva indetta una istituzionale, ma che: «Da quel che ci risulta – fanno sapere i componenti di Liberamente Sirolo – non avrebbe ottenuto i nostri risultati, vuoi perché partita più tardi, vuoi perché indetta dallo stesso Comune di Sirolo che era parte in causa nella vicenda».

Gianluigi Tombolini, sindaco di Numana

La Petizione popolare del gruppo “Liberamente Sirolo”, invece, sì che deve aver influito sulla scelta finale dei vari responsabili. Lo scorso venerdì, infatti, si è svolta una riunione alla quale hanno partecipato il sindaco Misiti, il sindaco Tombolini, il dirigente dell’Asur 2 Cerioni e l’assessore regionale Pieroni. Si dovevano decidere le sorti del Distretto sanitario e un accordo pare sia stato raggiunto: il Distretto sanitario resterà dov’è, anzi, verrà addirittura potenziato.

L’assessore regionale Moreno Pieroni

«È la vittoria dei cittadini – fa sapere Liberamente Sirolo – capaci di sventare la chiusura del San Michele, a rischio di una probabile speculazione edilizia, e di difendere il loro diritto all’assistenza sanitaria in loco».

Sirolo e Numana sono due realtà turistiche importanti. I due Comuni, d’inverno, sono abitati da circa 4 mila residenti ciascuno. Ma Sirolo d’estate, con i turisti, arriva a 15 mila e Numana a 100 mila. Difficile lasciare senza assistenza sanitaria una simile realtà.

L’accordo in questione, spiega ancora Liberamente Sirolo secondo quanto emerso dall’incontro: «Oltre alla permanenza dei servizi del Distretto Asur al San Michele, dovrebbe prevedere la rinuncia del Comune all’affitto, o ad una richiesta simbolica; il potenziamento dei servizi con una persona in più al punto prelievi e addirittura un rilancio del presidio stesso in PUA (Presidio Unico Ambulatoriale), nel quale, oltre ai due medici di base – ai quali verrà rinnovato il contratto fermo da qualche anno – è previsto l’arrivo di altri medici per quanto riguarda servizi specialistici settimanali».

Una richiesta, questa del PUA, avanzata nei giorni scorsi dal sindaco Tombolini che, fra l’altro, si è fatto carico come Comune di Numana delle spese per il riscaldamento della struttura.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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