Premi Covid al personale sanitario: la Regione Marche prende tempo

Il DL Rilancio gli consentirebbe un ulteriore incremento dei fondi pari a 2,4 milioni di euro

Ancona, 24 luglio 2020 – La Regione Marche prende tempo sull’erogazione dei premi Covid al personale sanitario. Quello che, per intenderci, durante la fase acuta della pandemia era stato acclamato come un manipolo di eroi.

Ieri, fra Regione Marche e sindacati si è svolto l’incontro di verifica sullo stato di attuazione del protocollo di intesa riguardante le premialità Covid. Una prima ricognizione sullo stato del confronto; tutti gli Enti hanno provveduto a  pagare le indennità e lo straordinario mentre, relativamente al sistema premiante a fasce, occorre che siano individuate ulteriori risorse tra le possibilità previste dalla norma.

Il DL Rilancio, infatti, con la sua definitiva conversione in legge dà certezza rispetto alle risorse complessivamente stanziabili per le premialità dell’emergenza Covid, consentendo alla Regione Marche l’incremento di ulteriori 2,4 milioni di euro.

Ancona – Un incontro del presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, con i medici e il personale sanitario dell’ospedale di Torrette in piena emergenza Covid-19

I sindacati, inoltre, hanno richiesto di dare piena attuazione a quanto previsto dal decreto “Salva Calabria” laddove si prevede che il limite massimo di spesa per il personale sanitario per ogni regione può essere incrementato prendendo a riferimento i dati di spesa effettiva del 2018.

Questa possibilità, prevista all’art. 11 del Dlgs 35/2019, consentirebbe maggiori margini anche per quanto riguarda la capacità assuntiva del nostro servizio sanitario regionale. Il precedente limite in materia di personale era riferito alla spesa effettiva del 2004 meno 1,4% con effetti devastanti sulla contrazione degli organici.

Il tavolo di confronto fra Regione Marche e sindacati si aggiorna al prossimo 30 luglio dove, per Fp  Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, è fondamentale che siano chiariti il nuovo tetto di spesa del personale e le ulteriori risorse da destinare alle premialità.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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