L’Hospice di Fabriano torna al suo posto dal 1° settembre

Presso l’ospedale Engles Profili. Saltamartini: “Il mio interesse un atto dovuto per le persone che soffrono e per le loro famiglie”

Fabriano, 29 agosto 2022 – “L’Hospice di Fabriano dal 1° settembre tornerà nella sua sede ordinaria”: lo annuncia l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, al termine di un iter da lui seguito con grande interesse e attenzione.

Nei primi giorni di luglio, il reparto Hospice dell’ospedale Engles Profili di Fabriano aveva visto lo spostamento dei pazienti nell’Unità di Medicina a causa della carenza di personale infermieristico, scatenando la reazione dei familiari. La decisione era stata assunta per utilizzare il personale dell’Hospice nella struttura ospedaliera per garantire le ferie, a rotazione, ai dipendenti.

Una scelta dalla quale l’Assessore aveva preso le distanze rispondendo ad una interrogazione in Consiglio regionale, vista l’importanza della struttura e la delicatezza del suo ruolo. L’Hospice è destinato ad accogliere pazienti, prevalentemente oncologici, che hanno bisogno di un trattamento che non può essere gestito a domicilio, ma che non hanno necessità di un ricovero ospedaliero “per acuti”, perché richiedono una bassa intensità di intervento medico, ma, contemporaneamente, alta assistenza infermieristica.

Filippo Saltamartini, assessore regionale alla Sanità

Gli otto posti letto destinati alle cure palliative, momentaneamente trasferiti, dal 1° settembre torneranno dunque nella loro collocazione originaria.

«Si tratta di un atto dovuto alle persone che soffrono e alle loro famiglie – conclude Saltamartini – l’Hospice di Fabriano è una eccellenza. Pur trovandosi all’interno dell’ospedale è una struttura territoriale dove i pazienti vivono come se fossero tra mura domestiche, con dignità, e circondati dall’affetto dei loro cari».

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

© riproduzione riservata


link dell'articolo