Inrca: Settimana della salute mentale al femminile

Colloqui psicologici gratuiti

Ancona – L’Inrca aderisce alla quarta edizione di ‘(H)-Open Day Salute mentale al femminile’, una settimana di informazione, visite ed esami gratuiti, che si tiene dal 10 al 17 ottobre su tutto il territorio nazionale, dedicata alle donne che soffrono di ansia, depressione, disturbi dell’umore e del sonno.

Il logo Salute mentale Onda

Per l’occasione, lunedì 16 ottobre dalle 14:00 alle 19:00 le psicologhe dell’Unità di Neurologia dell’Inrca di Ancona, Lucia Paciaroni e Alessandra Raccichini, effettueranno colloqui psicologici gratuiti rivolti a donne con più di 65 anni.

L’iniziativa è promossa da Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna, con il  patrocinio della Società Italiana di Psichiatria e della Società italiana di Neuropsicofarmacologia.

«La depressione – spiega Giuseppe Pelliccioni, primario Neurologia Inrca – è uno dei principali problemi che toccano la popolazione femminile. Oggigiorno, sempre più spesso è dovuta a situazioni di stress, dovute ad esempio, all’assistenza di un familiare anziano a casa, disabile, o con problemi cognitivi come l’Alzheimer.

Giuseppe Pelliccioni, primario Neurologia Inrca

Spesso le donne-caregiver, coloro che all’interno della famiglia seguono una persona non autosufficiente più da vicino, sono costrette a lasciare il proprio lavoro o ridurlo, dedicandosi all’assistenza del proprio caro, dimenticando hobby, amicizie, vacanze e purtroppo anche se stesse. L’obiettivo di queste iniziative – continua Pelliccioni – è far sì che le donne aumentino la consapevolezza delle forme di supporto psicologico e assistenziale a loro disposizione, e dei comportamenti e strategie per prevenire lo stress».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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