I pazienti con trauma spinale potranno fare la riabilitazione a Volterra

Siglato il protocollo tra Inail e Ospedali Riuniti di Ancona. Saltamartini: “Il paziente può scegliere come e dove curarsi”

Ancona, 18 maggio 2022 – «Inail, che è il più grande istituto assicurativo del nostro paese, è una delle più importanti strutture di welfare state (stato sociale), e la firma di questa convenzione lo dimostra». Sono le parole dell’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini che stamattina ha partecipato alla firma dell’accordo che lega l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona e l’Inail.

Attraverso la Convenzione viene attivato un percorso sperimentale rivolto agli infortunati con trauma vertebro-midollare o politrauma in fase post-acuta ricoverati presso l’Unità spinale del Polo Ospedali Riuniti di Ancona, che prevede la possibilità di una tempestiva presa in carico dell’assistito Inail con il trasferimento al proprio Centro di riabilitazione motoria di Volterra.

Il tutto senza costi per il paziente, con l’Inail che si occupa anche delle spese di viaggio e dell’eventuale sistemazione della famiglia. «Questa possibilità non vincola nessuno: il cittadino ha il diritto di decidere come curarsi e dove curarsi – ha proseguito l’Assessore – L’Istituto poi si occupa non solo degli infortunati ma anche dei loro congiunti in modo da garantire una assistenza che sia la migliore possibile».

Filippo Saltamartini, Michele Caporossi, Giovanni Contenti alla presentazione dell’accordo tra Inail e Ospedali Riuniti di Ancona

Si tratta di una sperimentazione di cui la Regione Marche è capofila. «L’Unità Spinale dell’Ospedale Torrette – ha detto Michele Caporossi, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona – è nata nel 2009, ad oggi ha 7 posti letto più uno di day hospital che presto diventeranno 8 posti letto più due di day hospital».

«Il paziente reduce dall’evento traumatico – ha aggiunto Giovanni Contenti, responsabile della Direzione regionale Inail Marche- sulla base di valutazioni di carattere medico-scientifiche, potrà scegliere di effettuare la riabilitazione a Volterra, che è un centro di alta specializzazione».

Secondo Mauro Silvestrini, direttore della Clinica Neurologica di Torrette, si tratta di una ottima opportunità per i pazienti. Maria Antonietta Recchioni, medico responsabile del Centro Unità Spinale dell’ospedale regionale, ha sottolineato che il paziente arriva in ospedale e viene preso in carico nella fase acuta, mentre il Centro di Volterra aggiunge valore al percorso riabilitativo.

Il Centro di riabilitazione motoria di Volterra è stato il primo centro clinico dell’Inail interamente dedicato alla riabilitazione intensiva muscolo-scheletrica ed è accreditato presso la Regione Toscana dal 2003 per prestazioni di riabilitazione in regime residenziale (23 posti letto), semiresidenziale (ulteriori 23 posti) e ambulatoriale. Il trauma spinale costituisce una delle più importanti cause di disabilità nel nostro paese anche in assenza di un vero e proprio disturbo neurologico.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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