Elezioni Marche – Il parere degli otto candidati Governatori sulla Sanità

Il resoconto dell’incontro avvenuto ad Ancona con il sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed Marche

Ancona – Gli otto candidati consiglieri sul palco del confronto sulla Sanità

Ancona, 5 settembre 2020 – Rimettere la sanità pubblica al centro anche dell’agenda politica e affrontare le criticità delle Marche con scelte politiche coraggiose ma precise. Ecco la sintesi dell’incontro organizzato da Anaao Assomed Marche, sindacato di medici e dirigenti sanitari con gli otto candidati alla guida del governo delle Marche.

Ancona – Oriano Mercante, segretario regionale Anaao Assomed Marche                                       

Il segretario regionale Oriano Mercante, ha consegnato ai candidati un documento di sintesi nel quale sono riassunte le proposte del sindacato per rilanciare la sanità pubblica partendo da alcuni capisaldi. «La premessa – ha detto Mercante – è che la sanità deve restare pubblica, solidale e universale superando un fenomeno di sotto-finanziamento. A fine del triennio 2018-2020 il rapporto rispetto al Pil sarà al 6,4% al di sotto di quella soglia del 6,5% che l’OMS ritiene critica ai fini del mantenimento di un buono stato di salute della popolazione. L’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del SSN di 10,51 miliardi rispetto ai livelli programmati, il taglio lineare dei posti letto scesi dai 6,2 per mille abitanti del 1996 ai 3,07 di oggi. Inoltre, la necessità di contrastare la privatizzazione strisciante considerando che l’emergenza Covid ha evidenziato che il SSN non ha più tre gambe (pubblica, privata e integrativa) ma una colonna portante insostituibile rappresentata dalla sanità pubblica».

Ancona – I vice segretari di Anaao Assomed Marche Roberto Gobbato e Daniele Fumelli

Nell’ambito delle diverse visioni tutti i candidati, moderati dai vice segretari di Anaao Assomed Marche Roberto Gobbato e Daniele Fumelli, hanno trovato punti di convergenza intorno alla richiesta che il prossimo Governatore non tenga per sé la delega alla Salute; al ritorno ad investire per implementare gli organici di personale; per creare strutture di assistenza nuove ed efficienti; per garantire un’interlocuzione costante con i medici e personale sanitario.

Gli interventi in sintesi:

Gli otto candidati alla carica di Governatore della Regione Marche 

Francesco Acquaroli, coalizione di centro-destra, ha posto l’accento «sulla necessità di riscrivere il piano socio-sanitario intervenendo sulla prevenzione e rimettendo al centro delle scelte il merito e le competenze».

Sabrina Banzato, Vox Italia Marche, ha evidenziato come il suo partito, che nasce come alternativa alla vecchia politica, «abbia denunciato il depotenziamento del sistema salute sul territorio, i servizi pubblici siano visti svuotati del personale perpetrando un furto legalizzato attivando lo strumento del project financing».

Alessandra Contigiani, Riconquistare l’Italia, ha chiarito che il suo «è il partito della Costituzione del 1948 ed è il partito del recesso dai trattati europei». Ha anche annunciato un possibile annullamento delle elezioni perché nel collegio di Ancona, pur non avendo una lista, il candidato presidente doveva essere inserito. «Da 30 anni si assiste allo smantellamento sistematico della sanità pubblica con 3300 posti letto ospedalieri persi, la diminuzione delle ambulanze, dialisi, punti nascita».

Anna Rita Iannetti, Movimento tre V, ha ribadito che «la sanità pubblica è il fondamento su cui contare e che tutto ciò che vi ruota intorno compresa la ricerca sui farmaci debba essere statale. Occorre ritornare ad una gestione senza speculazioni».

Roberto Mancini, Dipende Da Noi, ha constatato che «siamo tutti interessati ad una svolta per la sanità e che “Visione” e “Rete” sono le parole che sento più spesso mentre fino ad oggi si è agito con miopia attuando una disgregazione complessiva. Nelle Marche occorre un piano sanitario, né di ordine tecnico né politico ma etico».

Maurizio Mangialardi, coalizione di centro-sinistra, ha constatato «l’utilità di un confronto con una platea competente e qualificata. Il 6,4% del Pil destinato alla sanità non è sufficiente perché se in via ordinaria siamo in apnea, in via straordinaria siamo impotenti. Dobbiamo modificare il decreto 70 e utilizzare le risorse del Mes destinandole alla sanità e farlo in maniera vincolata». Mangialardi ha anche assicurato che nella giunta a sua guida l’assessore alla Salute sarebbe un soggetto diverso rispetto a quello della legislatura precedente, senza citare espressamente Luca Ceriscioli.

Gianmario Mercorelli, Movimento Cinque Stelle, ha definito la sanità pubblica «come un bel pezzo di carne su cui centro sinistra e centro destra si sono sempre fiondati. Quello che vorrei vedere è un medico che abbia la libertà di pensare alla cura senza altri condizionamenti. La privatizzazione è un grande problema che fa parte di un disegno nazionale per spostare l’opinione pubblica verso la sanità privata, senza ricordare che il privato è pagato poi dal pubblico. Interi settori sono stati demandati al privato, come ad esempio la riabilitazione».

Fabio Pasquinelli, Partito Comunista Italiano, ha ricordato che «il sistema della sanità pubblica marchigiana fino al 2010 era uno dei migliori d’Europa, poi i governi successivi e non solo quello in carica, hanno responsabilità precise avendolo progressivamente impoverito diminuendo costantemente i trasferimenti».

Interessante ed incisiva la conclusione affidata a Costantino Troise, presidente di Anaao: «Ho assistito al confronto tra i candidati e devo constatare che si è parlato troppo poco del fattore umano che è essenziale. Gli ospedali senza personale sono quinte teatrali, le tecnologie senza medici sono elementi di arredo, i presìdi sul territorio senza risorse umane sono riferimenti geografici. Oggi la questione più urgente è lo stato di frustrazione del personale sanitario, e medico in particolare, che conosce una sola via di scampo che è la fuga, l’estero per i giovani e il privato (che si sta riorganizzando a spese dei poveri sulle macerie della pandemia), per i meno giovani. Il lavoro dei medici, le competenze e le conoscenze sono il fattore centrale della sanità pubblica. Ciò che fa la differenza tra salute e malattia, e spesso tra vita e morte, è il medico che sa come risolvere quella domanda di salute che il cittadino gli rivolge».

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo