Croce Rossa e Anpas Marche insieme contro Ospedali Riuniti Ancona

Continua la battaglia per l’affidamento dei trasporti d’urgenza in ambulanza

Ancona, 24 agosto 2020 – La Croce Rossa regionale continua, insieme ad Anpas Marche, la sua battaglia per denunciare la creazione di procedure selettive da parte degli Ospedali Riuniti di Ancona per l’affidamento dei trasporti in ambulanza di urgenza che vengono accorpati in un’unica procedura di gara con i trasporti non prevalentemente sanitari.

Gli Ospedali Riuniti di Ancona continuano a non uniformarsi alla normativa vigente della Regione Marche, impedendo così di fatto alle associazioni di volontariato come Croce Rossa, Anpas e tutte le altre, di svolgere il loro normale lavoro di trasporto sanitario sul territorio.

La sede della Croce Rossa Italiana Marche

Prioritariamente, il trasporto dei pazienti in ambulanza deve essere affidato alle associazioni di volontariato tramite convenzione con il solo rimborso delle spese effettivamente sostenute, mentre la tipologia di trasporto non prevalentemente sanitario può essere legittimamente affidata tramite gara di appalto pubblica.

«Non capisco come si possa affidare un servizio così delicato per il bene della comunità in totale difformità dalla normativa regionale – afferma il presidente regionale CRI Marche dott. Andrea Galvagnodall’inizio di questo bando mal gestito continuiamo a ribadire, insieme ad Anpas Marche, l’inadeguatezza di tale comportamento».

Il dott. Andrea Galvagno

La vicenda risale a qualche mese fa durante il periodo di emergenza Covid -19, quando l’Azienda degli Ospedali Riuniti aveva già indetto un primo bando di gara, che univa le due differenti tipologie di trasporti cioè i trasporti prevalentemente sanitari e non. Di qui il ricorso al Tar da parte dell’Anpas e la conseguente sospensione del bando il 16 marzo scorso, fino ai giorni d’oggi con l’ennesimo bando di gara, sempre irregolare, cambiando il numero della determina e di fatto invalidando anche il ricorso al Tar fatto da Anpas.

«La tipologia di spostamento dei pazienti in ambulanza deve essere affidata prioritariamente alle associazioni di volontariato tramite convenzione, con il solo rimborso delle spese effettivamente sostenute; invece quello non sanitario può essere legittimamente commissionato con una gara d’appalto pubblica – conclude il dott. Andrea Galvagno – Per la seconda volta in sei mesi gli Ospedali Riuniti di Ancona, lanciano un bando irregolare accorpando in un’unica procedura i trasporti non prevalentemente sanitari, andando così contro la normativa della Regione».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

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