Cannabis terapeutica: nelle Marche l’accesso alle cure è ancora negato

Le associazioni Luca Coscioni Radicali Marche, Yuopolis Marche e DiSanaPianta, chiedono con forza alla Regione: “un sussulto di dignità, un atto lungimirante e di coraggio, un filo di compassione e risposte urgenti ai pazienti marchigiani”

Ancona – Dopo che il 1 agosto 2017 il Consiglio regionale delle Marche aveva approvato  una nuova  legge sull’uso terapeutico della Cannabis, e dopo che le associazioni Luca Coscioni, Radicali Marche, Yuopolis Marche e DiSanaPianta avevano dato il loro contributo alla stesura della legge, sembrava non ci fossero ulteriori intoppi al pieno accesso dei malati alle cure con i medicinali cannabinoidi.

La Cannabis coltivata per uso terapeutico

Invece, pare non sia andata così. Lo dichiarano le stesse associazioni con un comunicato congiunto: «Purtroppo – scrivono – la delusione è grande, le linee guida approvate dalla Giunta regionale delle Marche, diversamente da quello che prevede la legge, limita di molto l’accesso alle cure con i cannabinoidi, sia perché restringe le patologie previste, sia perché delimita i soggetti che possono prescrivere il percorso terapeutico, sia perché non ha previsto la possibilità di attivare delle coltivazioni sperimentali di cannabis ad uso terapeutico, passo fondamentale per garantire terapie e continuità’ di cura!»

I molteplici utilizzi della cannabis. Ad oggi le patologie per cui viene maggiormente prescritta la cannabis terapeutica sono il trattamento del dolore cronico e neuropatico, il trattamento di sclerosi multipla e Sla, nella cachessia e nell’anoressia, in pazienti oncologici o affetti da Aids. Studi recenti ne dimostrano la validità anche nel trattamento sintomatico del Parkinson, dell’Alzheimer o del morbo di Chron

La  legge regionale in questione, prevede la possibilità di attivare progetti pilota e coltivazioni sperimentali in collaborazione con lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, e con le Università marchigiane ed i soggetti interessati. Ultimamente, c’è una carenza di disponibilità sul mercato internazionale della cannabis terapeutica, e lo stesso Stabilimento farmaceutico di Firenze ha una produzione insufficiente per coprire il fabbisogno nazionale.

Una carenza che ha prodotto l’emissione di un bando per la fornitura di 100 kg di cannabis terapeutica, vinto da un’azienda canadese!

«Siamo al punto – sostengono le quattro associazioni – nel quale il sacrosanto diritto alla salute costituzionalmente garantito, nelle Marche è nei fatti ancora negato».

Ma perché, si domandano in sostanza,  anche quando la scienza medica indica valide soluzioni per la cura di varie patologie, i malati non possono accedere a queste cure e devono soffrire inutilmente a causa dell’indifferenza e della inettitudine dei politici e delle istituzioni sanitarie delle Marche?

«Sarà’ solo inettitudine e mancanza di consapevolezza?»  Concludono, chiedendo alla Regione Marche, con forza: «un sussulto di dignità, un atto lungimirante e di coraggio, un filo di compassione e risposte urgenti ai pazienti marchigiani ed al loro diritto alle cure attraverso un pieno accesso alla cannabis terapeutica».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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