Ancona/Numana – Il ricavato della Conero Running per la robot terapia del Salesi

Donati dagli organizzatori 2.100 euro. Ne mancano 5.400 per l’acquisto del macchinario

Ancona/Numana – L’assegno di 2100 euro ricavato destinando un euro della quota di iscrizione alla 7′ edizione della “Conero Running” disputatasi il 23 aprile sul lungomare di Numana, è stato consegnato da Andrea Carpineti, vice presidente dell’Atletica Recanati organizzatrice dell’evento, ad Annarita Duca, presidentessa della Fondazione Ospedale Salesi Onlus.

Andrea Carpineti, vice presidente dell’Atletica Recanati, consegna l’assegno ad Annarita Duca, presidentessa della Fondazione Ospedale Salesi Onlus

Il binomio solidarietà e Conero Running è andato veramente di corsa quest’anno e la Fondazione Ospedale Salesi Onlus, partner dell’iniziativa, ne ha beneficiato.

La donazione contribuirà a finanziare il progetto “Robot Terapia”.

«Non intendiamo fare pubblicità all’iniziativa benefica – ha detto Carpineti – ma solo, attraverso la diffusione della notizia, far sì che il Robot necessario per curare tanti bambini sia acquistato a breve grazie a coloro che vorranno contribuire al versare la differenza tra il costo dell’apparecchiatura, che è di circa 7.500 euro, ed i 2.100 euro che siamo riusciti a raccogliere in questa edizione dell’evento».

Luigi Gramaccini dell’Atletica Potenza Picena taglia vittorioso il traguardo dell’edizione 2017 della Conero Running

«Non posso che ringraziare tutto lo staff della Conero Running per il prezioso lavoro e la generosa offerta – ha detto la presidente Duca – e spero davvero che il binomio continui anche nelle prossime edizioni».

Ogni ulteriore contributo può essere versato alla Fondazione Ospedale Salesi Onlus – IBAN: IT 55G0200802619000101647368 intestato alla stessa Fondazione.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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