Consigli olistici sotto l’ombrellone #7: Stoning

La tecnica dell’armonia interiore

Sirolo, 28 agosto 2018 – Pietre in equilibrio: una forma di espressione artistica, una scultura, nonché una tecnica meditativa anche se diversa da tante altre ma comunque con lo stesso scopo e principio: ritrovare la calma la concentrazione, l’equilibrio. Combatte lo stress, migliora le capacità psicomotorie prendendo coscienza di se stessi.

Questo oggetto di riflessione e meditazione è legato ad una pratica religiosa Zen, dove gruppi di monaci praticavano questa nuova forma meditativa.

Per prima cosa occorre immergersi nella natura, ascoltare i suoni, il rumore dell’acqua ed entrare in contatto con le pietre che scegliete, quelle che vi attraggono di più.

Tenerle in mano, sentirne il peso, l’energia che emanano, la loro rotondità e profondità, l’emozione che trasmettono, sentire i loro punti di forza e di equilibrio, lasciando entrare la mente dentro le pietre: un’unione che si fonde attraverso il respiro e il silenzio interiore.

È cosi che le pietre diventano “vive”, con lo  scambio di energia tra voi e le pietre.

TIPI DI PIETRE IN EQUILIBRIO

Counter balance: equilibrio a contrasto con rocce più piccole che dipendono dal peso delle rocce superiori proprio per mantenere l’equilibrio.

Equilibrio puro: le rocce sono una sull’altra tramite un solo punto d’appoggio.

Stacking balance: pietre appoggiate una sull’altra per formare sculture di altezze notevoli.

Free style: combinazione di pietre dove sono inclusi archi.

Scegliere pietre di forma cilindrica o sferica, preferibilmente con una parte piatta che serve come punto d’appoggio. È  più semplice mettere in equilibrio rocce medie e grandi piuttosto che sassi piccoli.

Iniziare con la pietra di “ancoraggio”, sistemandola saldamente a terra poi farsi guidare dall’intuito e dal proprio cuore. Namastè.

 

di Rosetta Rinaldi                                                                                                                                   operatrice olistica in collaborazione con l’associazione culturale La Via del Loto

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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