In questa rubrica pubblicheremo periodicamente la classifica dei libri di narrativa più venduti nella nostra zona, oltre a recensioni dei romanzi più letti. Grazie alla collaborazione di librerie specializzate presenteremo le ultime novità e ve le riassumeremo in diretta. Volete conoscere qualcosa di più di un romanzo che intendete acquistare o leggere? Scriveteci in redazione citando la rubrica, faremo di tutto per accontentarvi: redazione@corrieredelconero.it

I più venduti a marzo e 2 recensioni

Classifica dei 10 romanzi più venduti aggiornata al 15 marzo

ribelli-1

NARRATIVA: I 10 PIU’ LETTI

1Cavallo, FavilliStorie della buonanotte…Mondadori
2Claudio MorandiniNeve, cane, piedeExorma
3Kent HarufLe nostre anime di notteNN
4Simona SparacoSono cose da grandiEinaudi
5Donatella di PietrantonioL’arminutaEinaudi
6Teresa CiabattiLa più amataMondadori
7Lorenzo MaroneMagari domani restoFeltrinelli
7Franco BerrinoLa grande viaMondadori
7Alessandro D’AveniaL’arte di essere fragiliMondadori
10Luca BianchiniNessuno come noiMondadori

 

Dopo settimane di vetta incontrastata, “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia crolla al nono posto, mentre in alto, in classifica, i primi otto sono tutti nuovi entrati.Claudio Morandini, con prepotenza, entra in classifica e si guadagna subito la piazza d’onore con “Neve, cane, piede”

neve-cane-piede

La classifica è redatta in base ai dati forniti dalle seguenti librerie:

in Mondadori Grotte Center – Camerano

tel. 071959525

mail: mondadoricamerano@libero.it

Il Mercante di Storie Osimo

tel. 071 723 2065

mail: ilmercantedistorie@live.it

Libreria Aleph Castelfidardo

tel. 071 7825248

mail: librerialeph@gmail.com

LE RECENSIONI

Neve, cane, piede – Claudio Morandini

“Ci sono racconti silenziosi come sassi e racconti che parlano come alberi e piccoli animali” .

Giuliano Scabia, Teatro con bosco e animali.

Claudio Morandini cita Scabia in epigrafe alla postfazione del suo romanzo “Neve, cane, piede”, postfazione che illumina retrospettivamente l’intero testo, dando al lettore le coordinate spaziotemporali di una storia che nasce da premesse di vita vissuta, in cui i luoghi non sono unicamente quelli dati dai paesaggi alpini, ma anche e soprattutto quelli della geografia dei volti, degli animi di chi li abita, quei luoghi.

Capita, a volte, di incrociare sguardi eloquenti di occhi sconosciuti, raccontano storie, prendono voce in silenzio. Morandini raccoglie l’eco di un solitario uomo di montagna, tenta “di riprodurlo […] con i poveri mezzi della letteratura, forzando schemi e strutture e schivando il galateo del plot”, perchè “le storie vere hanno questo incolmabile vantaggio sulla finzione: si sfilacciano, si impantanano, possono perdere di ritmo e di nerbo, finiscono sempre dove nessun corso di scrittura farebbe mai finire una storia d’invenzione.

“Nasce così Adelmo Farandola, personaggio costantemente in bilico sulla linea di confine che separa bizzarro e patetico. In bilico si, senza mai però cadere rovinosamente dall’una o dall’altra parte. Questo equilibrio è il riflesso della perfetta misura trovata dallo scrittore nel raccontare una storia che fa dell’essenzialità la propria ragion d’essere, in un contesto che, se da una parte rimanda ai luoghi della favola morale, per altro verso riverbera suggestioni cinematografiche, verrebbe da dire, chiaroscuri bergmaniani.

Adelmo Farandola vive la montagna più brulla e ostile, quella che, inospitale, i turisti evitano, così come Adelmo evita i turisti. La montagna è di Adelmo, crede Adelmo: roccia, neve, bestie e guardiacaccia, senza differenziazioni, tutta roba sua. Ma se la montagna conserva inalterato ogni ricordo nella fisionomia delle sue rocce, la memoria del protagonista vacilla fino a perdersi man a mano che il racconto procede. Forgiato dal tempo, come la pietraglia, scontroso e burbero, questa figura disegnata con tratti anche mitici e archetipici, “convitato di pietra che ha smarrito la strada”, “creatura che pare dotata del potere di passare dal nostro mondo a quell’altro, anzi di preferire proprio quel limite, quella zona franca fra i due mondi”, fa i conti con la propria solitudine, con la mancanza di contatto umano, che il lettore avverte ma che mai, o quasi, egli dichiara.

Sono allora gli animali, e i morti, ormai impossibilitati a nuocere, l’unica fonte di dialogo. Fitte serie di battute, spesso farsesche ma sempre calibrate, dettano un ritmo martellante al fluire della storia. Eppure i dialoghi altro non sono, a ben vedere, che la trasfigurazione di un monologo interiore. Perchè, si sa, gli uomini come lui “parleranno da soli, di sicuro, c’è bisogno di parlare a voce alta in quei posti”.

L’epilogo giunge a chiudere nel dubbio una detective story sui generis che non decolla mai, congelata tra gli affanni psichici e fisici di Adelmo, proprio come un corpo sotto una slavina. E il sospetto è che quella montagna che si riteneva di possedere, abbia finito per fagocitare un’esistenza intera, in una simbiosi perfetta tra terra e umori umani.

Se è vero che “Neve, cane, piede” riprende in parte gli stilemi della favola morale, come si è detto, è pur vero che mai Morandini ritiene di doverne suggerire una, di morale. La storia, come ogni storia degna di essere ricordata, delega al lettore la ricerca del Senso. Un indizio? “-Siamo diventati tutti matti, in paese. Uomini e bestie. Tutti. Adelmo Farandola intende: quando i cavi ronzavano più forte eravamo capaci di scagliarci gli uni contro gli altri i figli contro le madri, gli uomini contro le cose, le bestie contro gli uomini. Qualcuno ci ha lasciato le penne in quegli anni, e non per sete di vendetta o per altri scopi, ma per effetto del ronzio, che ha distillato i pensieri più neri e li ha fatti venire in superficie, li ha resi forti, definitivi. E, vorrebbe dire Adelmo Farandola, io quei cavi li sento ancora, anche se non li vedo più passare, li sento anche qui dentro, e se sono diventato matto è semplicemente per questo ronzare perenne.”

di Veronica Canalini, collaboratrice de Il mercante di storie

ribell

 

Cavallo, Favilli, “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, Mondadori

“Alle bambine ribelli di tutto il mondo:

sognate più in grande,

puntate più in alto,

lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate:

avete ragione voi.”

E’ questa la dedica che introduce il bellissimo libro ideato da Francesca Cavallo e Elena Favilli, e pubblicato grazie a Kickstarter, un sito per raccogliere fondi on line.

Sono 100 favole della buonanotte splendidamente illustrate, 100 ritratti di donne straordinarie del passato e del presente, veri e propri modelli positivi per le bambine di oggi. Quindi non le classiche principesse delle fiabe, ma donne con la d maiuscola che con grande coraggio e determinazione si sono realizzate e hanno cambiato il mondo.

Come l’avvocata e first lady Michelle Obama, la scienziata Rita Levi Montalcini, la scrittrice Virginia Woolf, la regina Elisabetta I, l’astrofisica Margherita Hack, le sorelle tenniste Serena e Venus Williams, e tante altre donne più o meno famose, tutte accomunate da un grande cuore pieno di fiducia e passione, meravigliose creature che possono ispirare le bambine (e i bambini, e gli adulti) a inseguire i propri sogni e la propria libertà.

a cura di Beatrice Ricci, Mondadori Grotte Center Camerano

 


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Crisi di Governo e disobbedienza dei ristoranti

Venerdì 15 gennaio migliaia di locali in mezza Italia rialzano le saracinesche


Camerano – 14 gennaio 2021 – Devo smentire me stesso. Due giorni fa, da questo stesso spazio, avevo scritto: “Il Governo Conte 2 sta per crollare sotto la mannaia renziana di un’Italia Viva che con due Ministre e una insignificante manciata di voti si permette il lusso di volerne decidere le sorti. Probabilmente è un bluff, alla fine Renzi dimostrerà di non avere le palle per andare fino in fondo. Incasserà il massimo possibile e troverà le giuste scuse per lasciare le Ministre dove stanno. Ovviamente, il tutto all’insegna del bene dell’Italia e degli italiani” (Corriere del Conero, Il caos agitato della pandemia, 12 gennaio 2021)

I fatti, dopo 48 ore, hanno dimostrato che mi sbagliavo: Matteo Renzi, ieri, (foto) ha ritirato le due Ministre di Italia Viva aprendo, di fatto, la crisi di governo e sfidando apertamente il premier Giuseppe Conte alle uniche due alternative possibili: dimettersi o andare in Parlamento a cercare i numeri per una maggioranza che, allo stato attuale, non esiste. Ma in politica, specialmente in Italia, mai dire mai: troppi salti del grillo e della quaglia, troppi passi all’indietro a mo’ dei gamberi.

Dunque, smentendomi piacevolmente, Matteo Renzi le palle ha dimostrato d’averle, eccome! Ma pure tanto coraggio che, in questo tempo di pandemia, per il PD e i 5 Stelle viene considerato pazzia pura: “Con il Paese in grave difficoltà per via del Covid, le terapie intensive affollate, i contagi che continuano a crescere, i ristori da designare, la campagna vaccinale appena partita da gestire, aprire una crisi di governo è pura follia”, è il loro mantra.

Ha ragione Renzi, o hanno ragione loro? A guardarla dall’esterno, avrebbero ragione entrambi. Renzi, perché quel che chiede, e non stiamo qui a ribadirlo, è sacrosanto, concreto e rispondente al vero; PD e 5 Stelle perché, per come è messo il Paese in questa fase, non si può perdere tempo in litigi politici e partitici quando invece andrebbe speso tutto nel gestire e risolvere i problemi pandemici a livello sociale, sanitario, economico, lavorativo.

Certo è che il quadro, nel suo insieme, al momento è un miscuglio di colori indecifrabili e il titolo del mio editoriale di due giorni fa: “il caos agitato della pandemia”, lo descrive benissimo. Il presidente Mattarella ha fretta di risolvere la crisi, profondamente consapevole dei guasti che produrrebbe al Paese se dovesse prolungarsi oltre misura. Renzi, viaggia a muso duro e in punta di unghie sul filo della lama di un rasoio: potrebbe incassare parecchio o sparire del tutto. Il centrodestra non fa sconti e vorrebbe subito elezioni anticipate. Il Premier, dopo aver accentrato ogni decisione e alzato muri intorno a sé, o riesce nella magia di mettere in piedi un Conte ter o dovrà rimettere il mandato nelle mani di Mattarella.

Tutto questo mentre il Paese, esausto, sfinito, sfiduciato e impaurito, non ne può più. E arrivano le prime ribellioni serie. Domani, venerdì 15, nelle Marche, in Toscana, in Emilia Romagna, migliaia di ristoratori hanno deciso per la disobbedienza totale ai Dpcm contiani e, costi-quel-che-costi-ormai-chi-se-ne-frega, rialzeranno le saracinesche dei loro locali senza più limiti d’orario. Pur rispettando tutte le direttive su distanziamento, sanificazione, mascherine e via dicendo. Mentre i politici a Roma litigano, gli italiani dell’Italia reale e in sofferenza reagiscono come possono e si ribellano. Non per salvarsi la poltrona, ma per salvarsi la vita.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi