Invitiamo i lettori ad interagire con questa rubrica.
Scrivete a Carla Latini (redazione@corrieredelconero.it), ponetele i vostri quesiti culinari; informazioni su ricette, sui professionisti del settore, sulle sane abitudini da seguire a tavola. Soddisferemo ogni richiesta.

Un Primo Maggio alternativo

Bizzarre, ma non poi tanto, fantasie culinarie

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Di solito si finisce sempre a grigliate miste di carne e ortaggi, fave e pecorino, salumi e formaggi. Quando ero bambina facevamo degli splendidi pic nic, tempo permettendo, al mare o in montagna. I protagonisti, indiscussi, erano i vol au vent. Quei delizioni cestini di pasta sfoglia che possono contenere di tutto. Ben confezionati sono resistenti e conservano a lungo il loro ripieno.
La mia zia giapponese era una fanatica dei club sandwich. Ne faceva di bizzarri. Unico comun denominatore la maionese e, per lei, la senape. Zia Yroko adora la senape. Poi la mia Tata produceva ‘a nastro’ frittate di ogni genere e le chiudeva in due fette di pane di grano duro.

Vol au vent, più facili a farsi che a dirsi

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Se la vostra abilità in cucina è alta fate la pasta sfoglia. Qualora così non fosse, compratela. Se non volete lavorare troppo prendete dei vol au vent già pronti. Nelle gastronomie ce ne sono di buonissimi. Il segreto è che la base sia più grande dei cerchietti che vanno impilati. E non fateli troppo alti.
Alti sono più belli ma rischiano di cadere.
Primo maggio profuma di fave e piselli. Fate una crema con formaggio pecorino e piselli appena scottati. Cucinate le fave con la cipolla in olio extravergine. Mescolatele alla crema di piselli e formaggio. Lasciate riposare un po’ e riempite i vostri vol au vent. Primo maggio profuma di griglia. Scottate sulla piastra del salmone fresco. Fatelo freddare. Conditelo con maionese delicata, erba cipollina e riempite i vostri vol au vent.

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La crema di prosciutto cotto è facile da fare. Basta una semplice besciamella vegetale (con brodo vegetale e senza latte), dove frullerete il prosciutto cotto. Dei funghi champignon alla piastra saranno perfetti con la crema di prosciutto. Producendo vol au vent si sviluppa la fantasia e ogni ingrediente nel vostro frigorifero sarà quello giusto. Wurstel (quelli veri), ketchup, finocchi crudi.
Pomodorini con origano, olive nere al forno, capperi e alici.
Punte di asparagi, la stessa besciamella, dadini di lonza. Gamberetti in salsa rosa, germogli di porro e così via. Unica raccomandazione che il ripieno sia molto denso. Attenzione al troppo olio e liquidi in genere.

Club sandwich, da scaldare e non

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Se avete una piastra o una griglia dove scaldarli sarebbe il massimo. Se così non fosse sono buoni ugualmente. Molto celebrati all’estero, America e Inghilterra, sono poco conosciuti il Italia. A Milano alla fine di Corso Garibaldi c’è un piccolo bar famoso per i suoi altissimi e buonissimi club sandwich.
La ricetta canonica li prepara con tacchino grigliato, lattuga, pomodoro, maionese e bacon. Dovete usare il pane in cassetta americano. Che è più spesso di quello usato per i tramezzini.

Al posto del tacchino io metto il petto di pollo (mi raccomando biologico altrimenti è immangiabile), al posto del bacon la pancetta arrotolata di produzione locale, al posto della lattuga, tenere foglie di spinaci. Lascio le fette di pomodoro. Provate quelle di cuore di bue. Spalmo di maionese leggera ogni fetta e sono generosa con la senape. Il bacon o la pancetta vanno passati alla piastra e devono diventare croccanti.

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Mi sono inventata anche il club sandwich vegetariano. Con uova sode, insalata mista tosarella, pomodori, ketchup e maionese. Mi viene benissimo quello con il pesce spada o con il tonno. Che scotto sulla piastra spuzzandolo di succo di arancia. Sminuzzo e unisco foglie di lattuga larga (romana o cappuccia è meglio), fette di pomodoro, senape e spalmo sempre di maionese. Potete utilizzare tanti ingredienti. L’importante è che siano grandi e non piccoli come fave o piselli. Tre piani, infilzati con uno stecchino lungo e farciti come preferite sono l’ideale. Trasportabili in sacchetti di carta ogni tre per tre.

Le frittate della mia Tata

Si chiamava Pasqualina e, secondo me, aveva le mani ignifughe tanto il contatto con il calore non le facesse alcunché. Le sue frittate del primo Maggio erano mitiche. Le prenotavano amici e parenti. Aveva la padellina di ferro della misura giusta per fare con una due panini. Le preparava la mattina presto. Perché ‘pane e frittata’ è buono quando la frittata ha colorato di giallo la mollica.

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Il pane che preferisco è il pane di grano duro. Maggio vuol dire carciofi. Mondateli bene e fateli a spicchi minuscoli. Saltateli velocemente in padella con extravergine. Fateli rosolare bene. Devono diventare croccanti. Sbattete quattro uova per due panini con poco latte o acqua, se siete intolleranti, sale e pepe, parmigiano grattugiato. Inserite i carciofi. Fate diventare incandescente la padella con poco olio, buttate le uova ben sbattute. Ad occhio capirete quando girare la frittata. L’abile gesto di polso lo eviterei. Meglio un rassicurante coperchio.

Il segreto della mia Tata erano le foglie di menta, basilico ecc.. che metteva, a crudo, fra la frittata e il pane. Per i carciofi poneva due foglie di menta sulla frittata. La tagliava a metà e componeva i panini che avvolgeva in carta paglia. Oggi, senza quella, ci sono valide alternative. Meglio non usare la carta da cucina. Che poi si sfilaccia. Sono perfetti i tovaglioli di carta grandi e le bustine che usiamo per congelare.

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Ed ora l’elenco delle frittate, con relativa erba aromatica, più amate dai miei parenti e amici: con zucchine (foglie di menta), con melanzane (prezzemolo), con pomodorini freschi (basilico), piselli (menta), peperoni (menta), cipolla (salvia), aglio da taglio, erba cipollina, spinaci (zest di arancia), cime di rape, patate (cipolla fresca sminuzzata) ecc… Potete evitare il parmigiano se volete. Sarà buona ugualmente. E aggiungete prosciutto cotto o crudo, gualciale croccanti o nature, pecorino a tocchetti. Tutti i formaggi e i salumi ‘da frittata’ che amate.

Buon Primo Maggio a chi ha un lavoro, a chi non lo ha più o non l’ha mai avuto perché troppo giovane. Sono tempi grigi. Teniamoci stretti e aiutiamoci. Comprate marchigiano e artigianale. Sempre.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Covid – Ok lo screening di massa a Osimo e Castelfidardo

Organizzazione perfetta e soliti denigratori


Camerano, 24 gennaio 2021 – Al PalaBaldinelli di Osimo e al PalaOlimpia di Castelfidardo (foto) sono in corso gli screening di massa gratuiti tramite tampone antigenico rapido che rientrano nel progetto Marche Sicure messo in atto dalla Regione.

Al PalaBaldinelli, da oggi e fino a martedì 26 gennaio, oltre agli osimani possono sottoporsi allo screening i residenti di Filottrano, Agugliano, Polverigi, Santa Maria Nuova e Offagna. Al PalaOlimpia, oggi e domani, i residenti di Castelfidardo, Camerano, Numana e Sirolo.

In un Paese dove tutto si complica e niente risulta efficiente quando si tratta di dare servizi alla popolazione, va detto che sia ad Osimo sia a Castelfidardo le procedure di screening stanno procedendo senza intoppi. Meglio, in entrambe le realtà l’organizzazione, lo staff medico, gli addetti, stanno producendo un lavoro d’eccellenza.

Nonostante la massiccia adesione, e nonostante il giorno di pioggia, tutto risulta ben organizzato, non ci sono file d’attesa, il personale addetto allo screening risulta gentile, altamente professionale, con una particolare disponibilità nei confronti di anziani e bambini. E per capire quanto ciò sia rispondente alla realtà basta andare su Facebook e leggersi le centinaia di apprezzamenti, ringraziamenti e complimenti postati da altrettanti cittadini che si sono sottoposti al test.

In linea di principio, ma bisognerà aspettare il termine dello screening per avere un dato certo e attendibile, la percentuale di positivi che sta uscendo dai test si aggira intorno all’uno per mille a Castelfidardo, qualche virgola in più ad Osimo ma lo scostamento è minimo.

Particolarmente soddisfatti di questo andamento i due sindaci, Simone Pugnaloni e Roberto Ascani, che oltre ad averci messo del proprio nell’organizzazione non perdono occasione per ringraziare tutti gli artefici di questo bell’esempio di efficienza. Un’esperienza cui plaudire senza se e senza ma, che sarà propedeutica alla fase successiva della vaccinazione per tutti. Un esempio di come sia possibile far bene le cose quando il sindaco è valido e ci crede, a prescindere dalla propria appartenenza politica.

Eppure, nonostante tutto ciò, sui social c’è chi proprio non ce la fa a dare a Cesare quel che è di Cesare, a riconoscere all’avversario politico un successo, una capacità. Come nel caso di un nostro lettore che sotto l’articolo di presentazione dello screening ad Osimo ha postato: “Una bella pubblicità per il PD osimano”.

Non citerò il nome del lettore, non ne vale la pena. E dirò anche – ma lui lo sa – che Pugnaloni non raccoglie il massimo delle mie simpatie giornalistiche, ma questa è un’altra storia. In questa storia dello screening di massa, invece, riconosco al sindaco Simone Pugnaloni un gran lavoro al servizio della sua comunità e di quelle degli altri Comuni che sta ospitando al PalaBaldinelli. E sono convinto che neppure per un attimo, mentre si dava da fare per organizzarlo, abbia pensato alla sua appartenenza politica. E lo stesso vale per Roberto Ascani. Grazie sindaci!

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