Invitiamo i lettori ad interagire con questa rubrica.
Scrivete a Carla Latini (redazione@corrieredelconero.it), ponetele i vostri quesiti culinari; informazioni su ricette, sui professionisti del settore, sulle sane abitudini da seguire a tavola. Soddisferemo ogni richiesta.

Pesche, uva e castagne per tre primi da favola

RUBRICA CUCINA & BONTON. L’estate ormai finita e l’autunno arrivato a gamba tesa, all’improvviso, mi stanno dando un leggero senso di disagio. Mi succede ogni anno ed ho trovato l’antidoto. Metto l’estate nelle mie ricette. Le campagne marchigiane ci regalano l’uva e, a breve, le castagne.  E la frutta secca in genere. Da mangiare, poca, tutti i giorni. Perché fa bene. Ci sono ancora anche le pesche.
Lasciamo da parte gli usi tradizionali che vedono la frutta trasformata in golose confetture.
Ma proviamo ad osare, come fanno i grandi cuochi, e mettiamola in gustose ricette salate.

 

Moscioli con le pesche

 

moscioli-e-pesche

 

Questa estate, ecco che torna l’estate!, ho imparato a fare i Moscioli di Portonovo con le pesche. Se poi trovate le ultime pesche Saturnia, il piatto sarà ancora più straordinario. Si fanno aprire i Moscioli in padella con maggiorana fresca o essiccata. Al souté ottenuto si aggiungono delle fettine sottili di pesca con la buccia e un po’ di limone, a chi piace. E’ stagione di Moscioli, sono piccoli e buonissimi. Cercate le pesche e fate questa sorpresa ai vostri amici. Mi ringrazierete.
Alla faraona piace l’uva

 

(Foto donna moderna)
(Foto donna moderna)

L’uva da tavola più bella e buona è quella che si chiama Italia. Un nome, una garanzia. La trovate nei supermercati, quelli giusti, e dal vostro fruttivendolo di fiducia che vi esorto a frequentare almeno due volte a settimana. Fatevi eviscerare una faraona intera. Rivestite le pareti interne con del guanciale tagliato a fette sottili. Riempitela di uva. Ora la faraona va avvolta all’esterno con la rete del maiale, quella che si usa per i fegatini e messa al forno in una teglia insieme a due bei bicchieri di cognac. Va cotta per circa un’ora a 180 gradi. Deve rimanere morbida. Aggiustate di sale dopo averla assaggiata. Il guanciale è già salato di suo. Niente olio. Questo piatto è già bello ‘grasso’ così. Quindi, per ‘sgrassare’ il palato, il giusto contorno sarà un’insalata mista croccante con poco aceto di vino.

 

Rigatoni e castagne

 

castagne-bollite

 

Non ho ancora visto le nostre castagne. Arriveranno. Speriamo non abbiano sofferto come le olive a causa della tanta pioggia. Castagna chiama camino, primi freddi, vin brulé (lo sapete che non esiste una ricetta in Francia che si chiama così? Il Vin brulé è una invenzione tutta italiana), e plaid. Proviamo a trasformare questi profumi familiari in un primo piatto unico. Se siete in 4 fate bollire 320 g di rigatoni (se siete pastaioli anche 400 g) in acqua salata con sedano, scalogno e timo lasciati interi. Nel frattempo lessate le castagne, calcolatene 4 grandi a testa, nel latte. Una volta cotte fatele appassire in brodo vegetale, con scalogno a julienne e poco timo. Frullatele con abbondante olio extra vergine fino ad ottenere una crema morbissima. Saltate i rigatoni, cotti al dente, in olio, pepe rosa e poco vino bianco. Adagiate i rigatoni nel piatto, schizzate con la crema di castagne. Rifinite con qualche scorza di limone, meglio cedro, e qualche chicco di melograno.

Per questi rigatoni mi sono ispirata ad un mio amico cuoco (2 stelle Michelin).
Mai riusciremo, a casa, a fare ricette ‘stellate’, non abbiamo né gli strumenti giusti, né la tecnica. Possiamo adattarci con il buon senso. E’ il segreto della rivista di cucina più letta al mondo ‘La Cucina Italiana’. Paola Ricas, maestra di bon ton e donna di gran classe e ironia, l’ha diretta per tanti anni con la missione di rendere ‘umana’ la grande cucina e di insegnare ad usare prodotti locali, freschi e stagionali. Poco spreco, minima spesa, grande resa. Una regola che vale sempre.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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