Attraverso questa rubrica il lettore può liberamente interagire con l’avvocato e proporre argomenti da trattare; porre quesiti in ordine ad accadimenti in materia civile (inter alia diritto del lavoro, societario, famiglia, successioni, fusioni e acquisizioni), e/o penale (arresti, sequestri, diffamazione, abusi e quant’altro). Scrivere a: redazione@corrieredelconero.it

Terremoto: chi paga?

RUBRICA L’AVVOCATO RISPONDE. Molteplici servizi giornalistici hanno riportato strazianti storie di bambini, adulti e anziani che hanno perso la vita sotto le macerie della propria abitazione nell’ultimo terremoto che ha colpito la nostra Penisola, coinvolgendo Lazio, Marche e Umbria.

Le calamità naturali sono una cosa, le sciagure dell’uomo altra.

 

terremoto

Se le case private o gli edifici pubblici si sgretolano laddove esiste una chiara mappatura di rischio sismico, significa che prima della legge è mancato il buon senso. Se mai una Procura riuscirà a dimostrare che un impresario edile costruisce in violazione delle norme antisismiche, gli verrà attribuita una responsabilità di tipo penale. Colposa, se attiene alla mancanza di perizia o diligenza per avere sbagliato calcoli, o aver ritenuto che determinati quantitativi di materiale potessero dare una elasticità all’edificio in difformità a quanto attribuito dalle “leggi scientifiche”. Dolosa, qualora l’imprenditore abbia dolosamente omesso, fatto un’opera, promettendo qualità e funzionalità disattese a fini di lucro.

Per ora una cosa è certa: hanno pagato le vittime. I danni materiali, invece, spettano alla comunità. Sempre. Quando si verifica un terremoto, c’è un danno emergente e un lucro cessante. Per danno emergente si intendono i morti, i feriti, gli sfollati, lo smaltimento delle macerie; ma il danno incalcolabile, il lucro cessante, è la perdita di futuro.

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse
Foto Vincenzo Livieri – LaPresse

Prevedere è meglio che curare non è soltanto uno slogan, significa anche quanto si tiene – sapendo che tutto è traballante – a verificare prima se tutto è a posto. Se la prevenzione costa 1 miliardo, per la ricostruzione ce ne vogliono 4. Quindi, non solo la spesa è 4 volte superiore, ma si è cancellato un Paese, creato morti, problemi psicologici ai superstiti, a chi ha perso un figlio, a chi è rimasto orfano.

Come si fa a non fare questo ragionamento? Che si condanni pure l’imprenditore per colpa se ha sbagliato a fare i calcoli, ma si consideri che i calcoli li ha sbagliati pure lo Stato, che ben conosce le criticità ma che, al pari dell’imprenditore (il dolo), che è mosso da intenti speculativi, preferisce risparmiare e non intervenire come dovrebbe. Sperando non arrivi mai un terremoto, o che, se ci sarà, diventerà un problema del governo a venire.

L’Italia, per l’incuria della manutenzione e della ristrutturazione in generale, sta buttando via il più grande patrimonio artistico del mondo e, alla fine, attraverso la tassazione o il taglio di risorse, presenterà il conto a tutti noi.


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi