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Scafisti: tra le onde del dolo e della colpa

Il dramma degli immigrati (clandestini), ha aperto un dibattito quanto mai acceso per la corretta qualificazione delle condotte degli scafisti e, conseguentemente, delle loro responsabilità in caso di naufragio o soffocamento con conseguente perdita della vita dei profughi.

(foto Giuseppe Lami)
Migranti (foto Giuseppe Lami)

Il tema è al centro del dibattito sociale, culturale e politico. Tuttavia nelle aule dei tribunali, in special modo quelle siciliane, un altro genere di ‘dibattito’ si è acceso tra difesa ed accusa.

Posto che non c’è nessun dubbio quanto al dramma planetario e disumano in esame, sia da una che dall’altra parte, alle inqualificabili attività illegali protese all’immigrazione clandestina, la domanda in punto di fatto è: si risponde, in diritto, di omicidio volontario (plurimo, e perchè non di strage?), se i naufraghi o i clandestini perdono la vita per un fatto non voluto (la morte) dagli scafisti ?

Punto di partenza è la differenza tra dolo e colpa. Senza poter approfondire, per evidenti ragioni di spazio e di comprensione per il cortese lettore, diciamo, banalmente, che per dolo si intende e si risponde quando l’autore del fatto si rappresenta, vuole, l’evento finale: la morte in questo caso. Per rappresentazione finale si intende sia il dolo diretto, sia quello eventuale, ossia accettazione del rischio, in questo caso, dell’evento morte.

Fuori da questi casi, la condotta dell’agente è sempre colposa se l’evento finale è frutto di mancata perizia, negligenza o imprudenza (mancata osservazione delle norme di sicurezza, per esempio; incapacità di condurre una imbarcazione; affronto il mare con condizioni proibitive).

Ad oggi, i Giudici hanno sempre, sempre, ricondotto al dolo eventuale (cioè accettare il rischio che qualcuno muoia), le responsabilità degli scafisti.

Non concordo per una serie di motivi, e proverò a spiegarne taluni, se volete banali, ma significativi e facilmente intuibili, così come criticabili per chi non concorda.

Il primo attiene alla mancanza, in alcune fattispecie, di un’azione omicidiaria. Mi spiego meglio: se voglio uccidere Tizio lo posso desumere perché lo dichiaro, urlandolo, prima di farlo; perché uso un’arma; perché lo getto in mare aperto (a poco rilevando che so essere un abile nuotatore).

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Ma se non ho alcun elemento per poter ricostruire la volontà, anche solo di mettere in conto che qualcuno perisca, come posso fuoriuscire dalla colpa e atterrare nella volontarietà, nel dolo?
È certamente dolosa la condotta di traghettare decine, centinaia di immigrati clandestini (e la legge sanziona fate fatto), ma non è accettabile inquadrare come dolosa la condotta dello scafista che, pur sapendo che il mare di per sé rappresenta un pericolo, o che il mezzo usato non garantisce sufficiente sicurezza nella navigazione, affronta il viaggio.

Né le condotte di chi mettendo in stiva con violenza o minacciando i profughi possono rappresentare (al di là dei reati di violenza o minaccia), un trampolino, illogico, sino alla contestazione del reato di omicidio, per di più se plurimo.

Si ribadisce, non si tratta di trovare per forza e sempre un tema difensivo, ma di restare, anche innanzi a fatti così sconvolgenti, attaccati alla ratio legis.

Dico questo perché, se ciò fosse vero, del pari, e a parti invertite, quei genitori che mandano da soli i propri figli, minorenni per lo più, ad affrontare siffatti inumani viaggi, in caso di decesso risponderebbero per colpa o per dolo della morte dei propri cari?

Fermarsi a riflettere, talvolta, evita di aggiungere aberratio ad aberratio.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Procida Capitale Cultura 2022, Ancona non ce l’ha fatta!

Il sindaco Valeria Mancinelli: “il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti”


Ancona, 18 gennaio 2021 – Nella mattinata odierna la commissione del MiBACT presieduta da Stefano Baia Curioni ha proclamato la città di Procida (foto) Capitale italiana della Cultura per il 2022. All’annuncio dato dal ministro Dario Franceschini, sull’isola si è scatenato un tifo da stadio.

I complimenti della commissione, al termine della cerimonia d’assegnazione, sono andati tutti al sindaco Raimondo Ambrosino e al suo staff. La motivazione ha premiato la congiunzione tra il valore del progetto, la sostenibilità economica e le sue ricadute socio culturali. «Siamo strafelici – ha esultato fra le lacrime il sindaco Ambrosino – è un’opportunità storica per noi, per tutte le isole e per l’Italia meno in luce».

Delusione per la città di Ancona, anche se mascherata da ottimismo. La città dorica non ce l’ha fatta a convincere i membri della commissione con il suo progetto incentrato tra l’altro sulla cultura dell’Altro, sull’intenzione di far diventare ordinario lo straordinario, come aveva spiegato l’assessore Paolo Marasca in sede di audizione con il MiBACT.

«È stata appena proclamata la Capitale italiana della cultura 2022. La scelta è caduta su Procida. Mi complimento con il collega sindaco e la comunità dell’isola – il commento ufficiale del sindaco Valeria MancinelliSiamo fieri delle parole del presidente della commissione che ha valutato i progetti e ne ha sottolineato il valore, non solo nazionale ma anche europeo. Siamo anche felici di come è stata motivata la scelta della capitale perché la linea su cui si è mossa Procida e il messaggio che ha voluto lanciare hanno molte affinità con il nostro. Dunque siamo sulla strada giusta. Come ho più volte ribadito il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti. E lo realizzeremo insieme».

Dunque, nonostante i suoi 2400 anni di storia ed un progetto ampio e variegato, Ancona non ce l’ha fatta. Bocciata per il secondo anno consecutivo dopo il primo tentativo del 2020. A batterla è stata Procida, una cittadina di poco più di 10mila abitanti che si affaccia sul mare del Golfo di Napoli, resa famosa a livello internazionale da Massimo Troisi che qui ha girato molte scene del film Il Postino.

Ancona e Procida, due città bagnate dal mare. 100mila abitanti contro 10mila. Con tutta probabilità, le acque del Golfo di Ancona sono diverse da quelle del Golfo di Napoli. Nonostante la delusione per un’opportunità mancata di crescita importante sul piano socio-culturale e turistico, dal capoluogo delle Marche un in bocca al lupo sincero a Procida: sull’isoletta il 2022 sarà un anno fantastico!

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