Attraverso questa rubrica il lettore può liberamente interagire con l’avvocato e proporre argomenti da trattare; porre quesiti in ordine ad accadimenti in materia civile (inter alia diritto del lavoro, societario, famiglia, successioni, fusioni e acquisizioni), e/o penale (arresti, sequestri, diffamazione, abusi e quant’altro). Scrivere a: redazione@corrieredelconero.it

Legittima difesa (prima parte)

la seconda parte verrà pubblicata a fine marzo

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Il tema ritorna ciclicamente ad essere di pubblico interesse per via dei numerosi casi di uso delle armi per contrastare l’ormai endemico fenomeno delle rapine o dei furti in abitazioni private o esercizi commerciali.

I media raccolgono il malessere comune e si propongono quale “cassa di risonanza” per stimolare il legislatore a modificare l’art. 52 del codice penale che disciplina la difesa legittima che, se riconosciuta,  manderebbe assolto chicchessia a seguito dell’uso di armi (e con ciò non solo quelle da sparo, bensì qualsivoglia oggetto contundente idoneo ad offendere, del pari, quanto alle armi bianche).

In realtà il fenomeno, che raggiunse l’apice mediatico nel 2005, portò il legislatore a febbraio 2006 ad aggiungere un comma, il numero 2, dell’articolo in esame, ritenendo legittima la difesa qualora fossero aggrediti beni propri od altrui quando il criminale non desisteva dalla propria azione, ovvero nella sua condotta, ponendo in pericolo d’aggressione.

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Tale comma, ad avviso di chi scrive, altro non contempla che l’ovvietà estendendo la difesa a beni propri o altrui, ma lasciando sostanzialmente immutata la struttura della norma relativa alla legittima difesa affinché, chi si trova a difendersi, possa invocarne l’applicazione.

Pertanto gli elementi per poter non essere puniti nella commissione di un fatto lesivo od omicidiario sono:

  •  necessità di difendere un diritto proprio od altrui;
  • il tutto con un pericolo attuale di una ingiusta offesa;
  • la proporzione della reazione rispetto all’offesa di chi si introduce con male intenzioni in casa o presso il proprio esercizio commerciale, come in ogni altro luogo ove si eserciti la professione o le attività imprenditoriali.

Ne consegue che il primo requisito (necessità), sta a significare l’impossibilità di potere sviare il pericolo, cioè se si ha la possibilità di fuggire o di chiudersi in un posto sicuro, si ha l’obbligo di farlo rispetto all’istinto di andare incontro all’aggressore, e ciò anche se – in riferimento ad altri – posso aiutare qualcuno a scappare (es: entra in un supermercato un rapinatore, ho la possibilità di uscire dalla porta secondaria con i miei figli, lo devo fare, anziché estrarre l’arma e affrontare il malvivente).

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Il secondo punto – l’attualità del pericolo – è requisito che rafforza il concetto di necessità di cui si è detto, essendo un elemento dirimente per valutare non solo la necessità di difesa di cui si è detto ma anche l’ulteriore elemento di cui si parlerà successivamente della proporzione tra offesa subita e difesa volta a contrastarla.

Tale circostanza – attualità dell’offesa ingiusta – risulta essere rilevatore della causa di giustificazione della difesa legittima.

Per capirci: se il rapinatore punta la pistola alla tempia della cassiera, non vi è dubbio alcuno che la sventurata dipendente si trovi in una grave situazione di pericolo imminente più che attuale. Anche in tal caso, l’agire tempestivo facendo fuoco sull’aggressore – seppur configura la legittima difesa altrui – per la ratio legis di cui diremo in conclusione, dovrebbe portare il detentore dell’arma a ragionare prima di agire. Il ragionamento dovrebbe essere il seguente: il rapinatore sta minacciando la cassiera solo per farsi dare i soldi o, con molta probabilità, la ucciderà? E se faccio fuoco e manco il rapinatore, oltre a mettere a rischio la vita della cassiera, vi è altresì il pericolo di coinvolgere anche altre persone?

Il terzo elemento, quindi, costituisce quell’ago della bilancia voluto per comparare l’azione, e non la condotta (poi spiegheremo la differenza sostanziale), del criminale aggressore con la condotta dell’azione di chi usa le armi volendo invocare la difesa legittima.

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L’esempio di scuola è il seguente:

Se il rapinatore estrae un coltello e si trova a 10 metri dal primo soggetto minacciato posso scaricargli un intero caricatore della mia arma da fuoco?

La risposta è certamente negativa, poiché tra l’azione avviata dal rapinatore (estrazione dell’arma bianca, brandire la stessa urlando “fermi tutti questa è una rapina” è momento che ancora non attualizza quell’attualità di pericolo di cui si è detto, e quindi quella proporzionalità della difesa rispetto all’offesa). Del resto la frase del malvivente: “fermi tutti” dà il segno, l’invito, a che non accada nulla di male a nessuno.

Aiutato il lettore ad inquadrare l’area, il perimetro all’interno del quale si può invocare la non punibilità, rimandiamo lo stesso alla seconda parte dell’articolo (verrà pubblicato a fine marzo), dove esprimeremo il nostro parere sulla norma  che, lo diciamo subito, riteniamo assolutamente corretta ed equilibrata.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Procida Capitale Cultura 2022, Ancona non ce l’ha fatta!

Il sindaco Valeria Mancinelli: “il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti”


Ancona, 18 gennaio 2021 – Nella mattinata odierna la commissione del MiBACT presieduta da Stefano Baia Curioni ha proclamato la città di Procida (foto) Capitale italiana della Cultura per il 2022. All’annuncio dato dal ministro Dario Franceschini, sull’isola si è scatenato un tifo da stadio.

I complimenti della commissione, al termine della cerimonia d’assegnazione, sono andati tutti al sindaco Raimondo Ambrosino e al suo staff. La motivazione ha premiato la congiunzione tra il valore del progetto, la sostenibilità economica e le sue ricadute socio culturali. «Siamo strafelici – ha esultato fra le lacrime il sindaco Ambrosino – è un’opportunità storica per noi, per tutte le isole e per l’Italia meno in luce».

Delusione per la città di Ancona, anche se mascherata da ottimismo. La città dorica non ce l’ha fatta a convincere i membri della commissione con il suo progetto incentrato tra l’altro sulla cultura dell’Altro, sull’intenzione di far diventare ordinario lo straordinario, come aveva spiegato l’assessore Paolo Marasca in sede di audizione con il MiBACT.

«È stata appena proclamata la Capitale italiana della cultura 2022. La scelta è caduta su Procida. Mi complimento con il collega sindaco e la comunità dell’isola – il commento ufficiale del sindaco Valeria MancinelliSiamo fieri delle parole del presidente della commissione che ha valutato i progetti e ne ha sottolineato il valore, non solo nazionale ma anche europeo. Siamo anche felici di come è stata motivata la scelta della capitale perché la linea su cui si è mossa Procida e il messaggio che ha voluto lanciare hanno molte affinità con il nostro. Dunque siamo sulla strada giusta. Come ho più volte ribadito il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti. E lo realizzeremo insieme».

Dunque, nonostante i suoi 2400 anni di storia ed un progetto ampio e variegato, Ancona non ce l’ha fatta. Bocciata per il secondo anno consecutivo dopo il primo tentativo del 2020. A batterla è stata Procida, una cittadina di poco più di 10mila abitanti che si affaccia sul mare del Golfo di Napoli, resa famosa a livello internazionale da Massimo Troisi che qui ha girato molte scene del film Il Postino.

Ancona e Procida, due città bagnate dal mare. 100mila abitanti contro 10mila. Con tutta probabilità, le acque del Golfo di Ancona sono diverse da quelle del Golfo di Napoli. Nonostante la delusione per un’opportunità mancata di crescita importante sul piano socio-culturale e turistico, dal capoluogo delle Marche un in bocca al lupo sincero a Procida: sull’isoletta il 2022 sarà un anno fantastico!

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