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Un mercoledì da leoni – L’onda più imponente di sempre e tutti pronti a cavalcarla a Bruxelles tra venti di centrodestra sarà riconfermata Ursula?

Ancora nessun accordo sui top jobs

Bruxelles, 19 giugno 2024 –  A day will come that is like no other…and nothing that happens after will ever be the same – Arriverà un giorno diverso da tutti gli altri…e nulla di ciò che accadrà dopo sarà più lo stesso.

È la frase che Bear, reduce della guerra di Corea e noto surfista californiano, nel film Un mercoledì da leoni (1983) dice ai ragazzi a proposito della The Great Swell, la grande ondata che sta arrivando, proprio come quella che oggi 19 giugno avrebbero dovuto cavalcare a Bruxelles i 27 capi di Stato e di Governo.

Chiamati a confrontarsi sulle nomine dei vertici delle principali istituzioni dell’U.E. per il rinnovo dei Presidenti di Commissione europea, Consiglio europeo, Parlamento europeo ma anche dell’Alto rappresentante per gli affari esteri al domani degli esiti delle elezioni europee. Sembrava che i risultati delle europee potessero avere ripercussioni favorevoli sulla maggioranza di Ursula Von der Leyen, nel bel mezzo dell’onda di destra, ma così non è stato.

Von der Leyen – Meloni

Lunedì scorso 17 giugno, in occasione della riunione informale, Giorgia Meloni, rafforzata dal risultato elettorale e dal buon esito del G7 in Puglia, era intenzionata a presenziare alle riunioni con lo scopo di avanzare istanze che potessero riportare l’Italia agli antichi fasti rivendicando l’asso Belloni per Affari esteri e sicurezza e il ruolo di direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Secondo la premier, la diplomatica Elisabetta Belloni, a capo dei servizi segreti, sarebbe stata giusta a ricoprire l’incarico di Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza, in concorrenza con la estone Kaja Kallas. Se le mire della Meloni si fossero realizzate, sarebbe stata per lei e per l’Italia una dimostrazione della lealtà alla Nato, messa invece fortemente in discussione dagli alleati leghisti.

La prima ipotesi era che Ursula Von der Leyen, dovesse essere riconfermata con il consenso di parte della sinistra, di una parte dei verdi e a destra del gruppo dei conservatori di cui fa parte Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Ma a mettere in discussione questa prima trattativa c’è stata pure l’incognita francese, perché nel caso vincesse il Rassemblemant National di Marine Le Pen e Jordan Bardella, che ha ottenuto alle europee più del doppio dei voti rispetto alla lista di Emmanuel Macron, il Presidente resterebbe comunque a rappresentare la Francia fino al 2027, sostenendo la rielezione di Ursula Von der Leyen, attuale presidente della Commissione europea, al secondo mandato, anche perché Mario Draghi avrebbe smentito l’ipotesi di una sua ricandidatura per la Commissione.

Quel pomeriggio di un giorno da cani (dal film premio Oscar 1976), il 17 giugno, si è rivelato infausto per Giorgia Meloni e i conservatori. Il negoziato è stato rinviato al prossimo 27 giugno e nella trattativa sono stati posti veti nei confronti del fronte dei conservatori. Donald Tusk, negoziatore al vertice dei Popolari, ha esordito dicendo a chiare lettere che non sono determinanti i voti della Meloni, in quanto la maggioranza è quella solita: Ppe, Pse e Liberali. Uno schiaffo al governo italiano che sperava, sostenendo Ursula, di ottenere posizioni di vertice.

Se in un primo momento la premier, pur di avere validi riconoscimenti, era dell’idea di rischiare di fare da stampella a sostegno di Von der Leyen, lunedì ha deciso di sfilarsi dall’intesa dopo essere stata messa in un angolo, perché considerata irrilevante.

Viene rimandata l’intesa a fine mese, con la probabile fuga di molti dall’Ecr (il gruppo dei conservatori e dei Riformisti Europei) verso l’estrema destra di Le Pen, un rischio che sarà in parte confermato in previsione delle prossime proiezioni elettorali in Francia.

Una volta ottenuta la maggioranza qualificata del Consiglio dell’U.E. occorrerà superare il voto dei parlamentari europei ma sarà necessario assicurarsi la maggioranza più ampia possibile, considerando il rischio dei franchi tiratori.

 
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