Sirolo – Conclusa l’assemblea nazionale dell’Anpci con tante rivendicazioni

Misiti custode della chiave d’oro per un anno

Sirolo – Nell’assemblea nazionale dell’Anpci, l’organismo che raggruppa i piccoli Comuni d’Italia, svoltasi a Sirolo dal 22 al 24 Settembre 2017, unitamente alla Festa nazionale dei piccoli Comuni, è stata approvata la piattaforma rivendicativa per l’anno 2017-2018, che costituisce un vero e proprio manifesto programmatico, frutto della sintesi del dibattito e del confronto fra i sindaci provenienti da ogni regione d’Italia.

Sirolo – Un momento della festa dei piccoli Comuni

Nel documento finale i Comuni chiedono, tra l’altro, la  semplificazione amministrativa; l’eliminazione di inutili vincoli e procedure burocratiche che ostacolano o appesantiscono l’attività istituzionale; risorse adeguate e nuove normative per la ricostruzione delle zone terremotate; il mantenimento dei servizi pubblici in loco (poste, farmacie, distretti sanitari); l’accoglienza dei migranti su base volontaria; la revisione generale delle norme vigenti sugli appalti.

Sirolo – Foto ricordo dei sindaci dei piccoli Comuni d’Italia intervenuti alla XVIIIesima assemblea nazionale

Sul piano politico, i piccoli Comuni chiedono che sia ripristinata l’elezione diretta di primo grado degli organi della Provincia e delle città metropolitane, per far sì che siano veramente rappresentativi della comunità locale e non di mera nomina partitocratica.

Chiedono, inoltre,  di esprimere un deciso “no” all’associazionismo obbligatorio per legge dei Comuni con fusioni o unioni forzose, dal momento che già tanti danni – con aumento dei costi, dei disservizi e della tassazione – hanno fatto e stanno facendo. In particolare, deve essere rispettata la volontà dei cittadini, che debbono essere sempre consultati con referendum e il cui voto non può essere messo in discussione dagli enti sovraordinati. Un chiaro riferimento a quello che è successo in Toscana ma anche nelle Marche con la fusione tra i Comuni di Serrungarina, Saltara e Montemaggiore al Metauro, ove la Regione ha deliberato la fusione malgrado in quest’ultimo Comune fosse prevalso il “no” con circa il 65% dei voti.

Sirolo – La chiave d’oro, simbolo di tutti i Comuni

Altra rivendicazione, l’eliminazione del limite del secondo mandato per i Comuni fino a 15.000 abitanti o, in subordine, fino a 5.000.

Al termine dell’assemblea il sindaco di Chies d’Alpago ha consegnato la chiave d’oro dei piccoli Comuni d’Italia al sindaco di Sirolo (definito Comune trainante nella terra marchigiana), che dovrà custodirla quale simbolico rappresentante di tutti i Comuni fino alla successiva Assemblea Nazionale nel 2018.

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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