Parco del Conero, Rubini: “Il PD sta uccidendo un’eccellenza”

Il capogruppo di Sel-Abc punta il dito su tutti: Ceriscioli, Valeria Mancinelli, i circoli locali

Ancona – “Dopo anni di tagli alle risorse, indifferenza e ostilità, il partito democratico, che governa la regione e tre dei quattro Comuni che insistono sulla zona del Parco, ha deciso di ammazzare definitivamente una delle eccellenze del nostro territorio”.

Francesco Rubini

Si apre così un comunicato a firma Francesco Rubini, capogruppo di Sel-Ancona bene comune, che denuncia la staticità dei Dem colpevoli, a suo dire, di un grave danno all’ambiente e alla comunità per la prolungata mancata nomina del nuovo presidente dell’Ente Parco del Conero.

«Quello che sta accadendo sulla (non) nomina del nuovo presidente dell’ente Parco ha tutte le caratteristiche di un omicidio volontario – spiega Rubini – con il Partito Democratico protagonista di una guerra intestina interna che vede affrontarsi violentemente le componenti interne al partito».

Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona

E mette all’indice un po’ tutti. «Da un parte Valeria Mancinelli, prima cittadina anconetana, che non sembra arretrare di un millimetro rispetto alla candidatura di Carlo Rossi, suo portavoce e uomo fidato. Dall’altra i circoli locali che insistono sul nome di Fabia Buglioni, già vice presidente del Parco, dirigente del PD anconetano e candidata alle regionali scorse».

Luca Ceriscioli, presidente della Regione Marche

Senza tralasciare neppure il Governatore della regione. «In mezzo c’è Ceriscioli e la sua giunta, sempre di area PD, impegnati a prendere tempo per garantire ai loro amici di partito di scannarsi senza troppe preoccupazioni».

Nel frattempo il Parco muore lentamente, è in sostanza la riflessione di Rubini, senza soldi e progetti, privo di una guida e di un’amministrazione, senza una legge di riordino delle aree protette, con lo spauracchio di un’altra proroga del periodo di commissariamento che parrebbe riconfermato per un ulteriore anno e mezzo.

Sirolo – Il commissario straordinario dell’Ente Parco del Conero, Maurizio Piazzini

«Un vero e proprio capolavoro politico – conclude il capogruppo di Sel-Abc – l’ennesima prova di maturità politica del PD locale e della sindaca Mancinelli, sempre pronta a cannibalizzare ogni ostacolo frapposto alla sue mire autoritarie. A farne le spese, ovviamente, è il territorio locale e le sue eccellenze paesaggistiche, martoriate sotto i colpi della volgarità di questa presunta classe dirigente».


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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