Il Pd attacca il Sindaco Misiti: “Piano di emergenza comunale fermo a 30 anni fa”

Dopo il sisma ad Amatrice, il Circolo Pd di Sirolo chiede un aggiornamento del piano di emergenza che risale al 1985.

Sirolo. Sebbene i Comuni, obbligatoriamente dal 2012, debbano dotarsi di un piano di emergenza di protezione civile, ogni calamità naturale in Italia mette in luce la grande carenza nell’ambito della gestione dell’attività di prevenzione.

La cittadina di Sirolo, preoccupata per un piano anti sisma vecchio di 31 anni
La cittadina di Sirolo, preoccupata per un piano anti sisma vecchio di 31 anni

Per accelerare la macchina dei soccorsi e ridurre danni e numero di vittime, la popolazione, così come i soggetti preposti alla salvaguardia delle persone, deve conoscere perfettamente le istruzioni di comportamento durante qualsiasi disastro, non solo sismico ma anche in caso di incendio, frane e alluvioni.

Già prima del recente sisma di Amatrice, il Circolo Pd sirolese aveva richiesto i documenti di protezione civile al Comune.

Non abbiamo creduto ai nostri occhi quando, alla richiesta dei documenti, ci è stato consegnato un piano di emergenza…del 1985! – si legge in una nota – Si, 31 anni fa per l’esattezza, quando la popolazione si attestava poco sopra i 3.000 abitanti e dove cresceva l’erba ora c’è una città. Riteniamo questo atteggiamento scandaloso e significativo di una scarsa volontà non solo di seguire le leggi in vigore, ma anche di tutelare al meglio il cittadino”.

Dal 2013 il servizio di protezione civile viene svolto in maniera associata con il Comune di Numana e la spesa finora sostenuta dal Comune di Sirolo è stata di oltre 38.000 euro complessivamente per gli anni 2013-2014-2015.

Il Circolo Pd chiede quindi di aggiornare il Piano del 1985 e di capire quali siano le effettive sinergie con Numana per evitare di correre il rischio di spendere male il denaro pubblico.

Inoltre vengono richieste al Primo cittadino, Moreno Misiti, maggiore informazione verso i cittadini e l’esecuzione di esercitazioni periodiche, come consigliato dalla Protezione Civile, per insegnare ai sirolesi i comportamenti da tenere in caso di disastri naturali.

Duro l’attacco finale.

Il Sindaco Misiti, se non ha voglia di fare il sindaco, si dimetta! – conclude la nota – L’informazione ai cittadini è un impegno morale prima ancora di un obbligo di legge!”


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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