A proposito della ex Chiesa del Sacramento

Perché si voleva vendere? Chi era interessato all’acquisto? Se lo chiede Alberta Ciarmatori, Capogruppo di Sirolo con Noi

Sirolo, 1 giugno 2018 – Quando si sostituisce il criterio dell’interesse commerciale a quello culturale in dispregio di una comunità.

I FATTI

un’antica chiesa, quella del Sacramento, donata all’ex Opera pia Ospedale San Michele per fini sociali, affacciata sulla piazza principale di Sirolo; un’attività commerciale al suo interno, in evidente contrasto con la facciata originaria e il portale del XVI secolo, sormontato da una lastra con Madonna e Bambino di probabile scuola cinquecentesca, vincolato per legge; una attività commerciale che garantisce al Comune un canone di locazione mai adeguato, negli ultimi 20 anni, al reale valore di mercato.

Un sindaco che dice che il bassorilievo è una copia, tentando di screditare la rilevanza storica e culturale dell’edificio, e che mette in vendita il bene, nonostante i voti contrari dell’opposizione al piano di alienazioni del Comune; un bando di alienazione privo della necessaria autorizzazione degli organi statali competenti, base d’asta 310.500 euro; interrogazioni presentate al sindaco, cittadini indignati, centinaia di firme per contrastare la vendita.

Sirolo – L’ex Chiesa del Sacramento

L’asta, scaduta il 23 maggio, è andata deserta e, vista la necessaria riduzione del prezzo in un’ulteriore asta al ribasso, l’Amministrazione rinuncia alla vendita. Questi i fatti. Ma mancano elementi essenziali per comprendere realmente la verità.

Perché si voleva vendere? Chi era interessato all’acquisto? Qual era il vantaggio per la comunità? Quali erano le prospettive future? Il sindaco difende la sua scelta parlando di marciapiedi, piste ciclabili, eliminazioni di barriere architettoniche. Opere necessarie per un paese civile che vanno prioritariamente previste e realizzate all’inizio dell’attività di un’Amministrazione con appositi stanziamenti: non utilizzate come specchio per le allodole a giustificazione di scelte scellerate.

Alberta Ciarmatori, capogruppo di minoranza di Sirolo con noi

Al di là delle circostanze contingenti, locali, resta il fatto che assistiamo ancora una volta all’incresciosa circostanza in cui un’Amministrazione crede di agire indisturbata nella svendita del patrimonio artistico e culturale di un territorio. Come si può pensare di finanziare opere necessarie per il paese, da tempo richieste dai cittadini, con la vendita di un bene prezioso? In tal modo si va ad intaccare la struttura stessa di una Comunità della quale il “patrimonio artistico e storico” è parte integrante (basta dare un’occhiata alla nostra Costituzione).

Si sostituisce al criterio dell’ interesse culturale quello dell’ interesse commerciale in dispregio, oltre che della “ragionevolezza”, dei sentimenti di una collettività, per non scomodare il diritto europeo che vieta di considerare “merce” i beni culturali. Svendere tutto ciò che è appetibile: una geniale operazione che ritrova solo più povera la comunità che la subisce.

Ma di nuovo ci chiediamo: perché vendere? Chi voleva acquistare? Che succederà allo scadere del contratto con il privato? Che progetti ha il Comune per l’ex Chiesa del Sacramento?

L’Amministrazione intende ascoltare e rendere partecipi alle future scelte i sirolesi che hanno prontamente reagito al tentativo di privatizzazione, senza spiegazione né condivisione, di un bene a loro tanto caro, simbolo della storia del paese?

 

Alberta CiarmatoriCapogruppo Sirolo con Noi – Consiglio Comunale Sirolo


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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