Osimo – L’ospedale fa saltare il Consiglio comunale

Tra sabotaggi e ripicche il governo della città si sta trasformando in una farsa. E a rimetterci sono sempre i cittadini

Osimo – “Chi la fa l’aspetti!”. Sembra essere questo il leit motiv che scandisce oramai da qualche tempo le sedute all’interno della Sala Gialla di Osimo.

Tra defezioni e sabotaggi da parte dei vari schieramenti una cosa è certa: il clima politico che si respira quando ci si addentra in tematiche particolarmente calde non è affatto disteso.

Osimo - Consiglio comunale: i banchi della maggioranza Pd
Osimo – Consiglio comunale: i banchi della maggioranza Pd

Scottante – a dir poco – è la questione che riguarda la sanità cittadina e il destino dell’ospedale Ss Benvenuto e Rocco in seguito alla fusione con l’Inrca già da mesi in fase di sperimentazione.

Unico punto all’ordine del giorno della seduta consiliare appositamente indetta lo scorso 1 marzo, la tematica è stata nuovamente inserita tra gli argomenti di cui discutere nella nuova riunione che si è tenuta ieri.

A farne formale richiesta, i rappresentanti delle Liste Civiche che avevano disertato in massa lo scorso Consiglio Comunale (1 marzo), in segno di protesta contro: «una maggioranza – avevano fatto sapere i civici – che si sottomette alle condizioni imposte dal governo regionale circa le sorti del nosocomio osimano e che non mira in alcun modo ad ottenere garanzie per la sua salvaguardia».

Osimo - Consiglio comunale: I banchi vuoti delle Liste civiche nell'assemblea pubblica del 1 marzo
Osimo – Consiglio comunale: I banchi vuoti delle Liste civiche nell’assemblea pubblica del 1 marzo

La mozione presentata al Consiglio di ieri riguardava in particolare la richiesta di ristrutturazione del pronto soccorso, insieme al potenziamento di alcuni reparti tra cui quello di Ortopedia.

Al momento di trattare il punto in scaletta però, i rappresentanti del Pd, sindaco compreso, hanno abbandonato le proprie postazioni, costringendo la presidente Paola Andreoni a interrompere anzitempo la seduta per mancanza del numero legale.

«Rigettiamo la condotta irrispettosa delle Liste Civiche verso il Consiglio comunale – ha motivato il gruppo di maggioranza – Pochi giorni fa si è svolta una seduta estremamente sentita dai cittadini alla quale nessuno dei civici ha partecipato definendola una farsa. Oggi le stesse Liste presentano un ordine del giorno che ricalca tematiche identiche. La loro è una farsa».

E continua il rimbrotto: «Hanno ripresentato ulteriori o.d.g. che non hanno copertura finanziaria e che andrebbero discussi in sede di bilancio. Non prendiamoci in giro e non utilizziamo il Consiglio comunale come campo di battaglia e di propaganda elettorale».

Dura la risposta delle Liste Civiche: «La democrazia della fuga» ha commentato Dino Latini.

Dino Latini
Una foto d’archivio di Dino Latini delle Liste Civiche

«È una vergogna senza precedenti – hanno incalzato i consiglieri di minoranza – Pur di non assumersi responsabilità in nome e per conto della città preferiscono essere considerati dei vigliacchi. Il problema dell’ospedale è serio e l’attenzione va tenuta alta portando il problema alla ribalta dell’opinione pubblica anche tutti i giorni se necessario, senza ricatti né ingiustificabili ripicche».

Altrettanto severe le parole di Fabio Pasquinelli de L’altra Osimo con la Sinistra che la scorsa settimana, insieme al collega Carlo Catena, aveva formalizzato la scissione dal gruppo di maggioranza.

Fabio Pasquinelli e Carlo Catena, consiglieri de L'altra Osimo con la sinistra
Fabio Pasquinelli e Carlo Catena, consiglieri de L’altra Osimo con la sinistra, gli scissionisti

«Ad Osimo condotta Pd illegittima. La maggioranza fa mancare il numero legale in Consiglio. Oggi andate a casa, domani vi ci mandiamo noi» ha tuonato Pasquinelli tramite un post su Twitter, facendo definitivamente sfumare le speranze di un ritorno all’ovile dei secessionisti.

Tra i due fuochi i rappresentanti del Movimento 5 stelle che, pur essendo sulla carta dalla parte delle Liste Civiche, hanno criticato la mancata partecipazione alla seduta di inizio mese: «Siamo venuti a fare battaglia qui insieme a tanti cittadini – ha commentato Sara Andreoli subito dopo lo scioglimento del Consiglio – sareste dovuti venire in quell’occasione per farvi sentire insieme noi».

 


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi