Elezioni – Ecco tutti i candidati M5S a Osimo

David Monticelli candidato sindaco pentastellato ha consegnato per primo la lista alle 8.15 di questa mattina

Osimo, 26 aprile 2019 – David Monticelli, candidato sindaco a Osimo per il Movimento 5 Stelle, ha consegnato la lista dei candidati consiglieri al segretario comunale Giuliano Giulioni.

Osimo – David Monticelli, a sx, stringe la mano al segretario comunale Giuliano Giulioni a completamento della procedura di deposito della lista dei candidati M5S alle prossime Amministrative del 26 maggio

Il M5S è stato il primo a consegnare la lista elettorale questa mattina alle 8.15. Alle 8.34 è stata completata tutta la procedura. Ora che è ufficiale, di seguito cognome nome età e professione dei 24 candidati consiglieri pentastellati più il candidato sindaco:

Monticelli David, 47 anni, candidato sindaco

Andreoli Sara, 39 anni, insegnante

Angeletti Laura, 37 anni, designer

Apolloni Lorenzo, 48 anni, operaio

Bellucci Elisabetta, 47 anni, infermiera

Benfatto Elisabetta, 67 anni, pensionata

Bozzi Loretta, 56 anni, infermiera

Bugari Mauro, 42 anni, operaio

Cerri Valentina, 23 anni, esercente

Conigli Graziano, 43 anni, impiegato

Donia Caterina, 45 anni, dottore commercialista

Fiorente Antonio, 43 anni, operaio

Francinella Sandro, 39 anni, impiegato

Mastrangelo Angelo Maria, 35 anni, dipendente ministero difesa

Mengoni Sabrina, 53 anni, insegnante

Mezzelani Massimiliano, 43 anni, lavoratore autonomo

Rango Raffaela, 41 anni, impiegata comunale

Renzi Andrea, 63 anni, pensionato

Rossini Adolfo, 31 anni, artigiano

Shkurti Oldrin, 42 anni, operaio

Stacchiotti Paolo, 47 anni, operaio

Stecconi Maurizio, 34 anni, titolare ditta specializzata in intonaci

Taffo Michele, 46 anni, commesso

Tusi Antonio, 54 anni, agente immobiliare

Virgini Sandro, 56 anni, impiegato

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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