Amministrative 2019: presentata la lista Difendi Osimo

Maria Grazia Mariani la candidata sindaco

Osimo, 2 marzo 2019 – In vista delle prossime elezioni amministrative è stato presentato in mattinata il nuovo gruppo politico, Difendi Osimo: «Persone libere, che lavorano con passione, che propongono idee e soluzioni con competenza ed affidabilità», lo ha definito  Maria Grazia Mariani , candidata a sindaco della lista.

Maria Grazia Mariani e il logo della sua lista Difendi Osimo

L’obiettivo primario di Difendi Osimo, spiega la Mariani, è quello di recuperare la fiducia del cittadino nei confronti della politica e delle istituzioni con l’obiettivo di dare dignità alla Città. «L’attuale crisi economica – dice – impone una politica consapevole ma soprattutto competente, volta, da un lato, al perseguimento della tenuta sociale e dall’altro al rilancio economico. Riteniamo obbligatorio impiegare le risorse pubbliche in maniera responsabile selezionando le priorità, utilizzando l’autonomia finanziaria per una politica delle tariffe e della tassazione che tenga conto del contesto sociale e produttivo. Quindi bilanci in regola, razionalizzazione delle spese con l’obiettivo di eliminare gli sprechi e riorganizzazione della macchina comunale».

Gli altri punti del programma di Difendi Osimo:

  • particolare attenzione alla sicurezza degli osimani attraverso la tutela dell’ordine e del decoro urbano,
  • attività di prevenzione e contrasto di ogni condotta illecita, lotta all’accattonaggio molesto, al commercio abusivo e stop ai progetti di accoglienza,
  • basta al consumo del territorio promuovendone la riqualificazione,
  • soluzioni al traffico cittadino,
  • valorizzazione degli aspetti culturali della città per potenziare l’immagine di Osimo  nel settore del Turismo,
  • difesa del Made in Osimo, puntando alla riduzione della burocrazia
  • sostegno delle imprese osimane che creano occupazione attraverso sgravi fiscali, senza dimenticare  le attività artigianali ed agricole,
  • battaglia per la difesa della realtà ospedaliera puntando a maggiori investimenti nella struttura e su attrezzature di avanguardia, potenziamento del centro servizi diagnostici.

«Ma alla base di tutto – sottolinea in conclusione Maria Grazia Mariani – deve esserci il coinvolgimento dei cittadini che costituirà il metodo di lavoro ed il punto di partenza per realizzare l’obiettivo di avere una città coesa, viva, sicura, vivibile, capace di attrarre investimenti. Rappresenteremo con lealtà le istanze e con competenza le necessità di tutti gli osimani. Insomma, gli osimani prima di tutti».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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