Sicurezza: la ricetta della lista civica Siamo Numana

“L'Amministrazione Tombolini lascia i cittadini senza risposte e soluzioni, noi proponiamo un modello di sicurezza partecipata e solidale”

Numana, 23 marzo 2019 – A detta della lista civica Siamo Numana, da metà febbraio, in particolare nelle zone periferiche cittadine, è in corso una vera e propria ondata di furti in casa. Tanto che diversi numanesi si sono ritrovati faccia a faccia con i ladri e il tam tam mediatico e social ha riacceso il dibattito sulla sicurezza.

Sempre più sentito a Numana il problema della sicurezza

«Nonostante la forte preoccupazione della cittadinanza, il Sindaco Tombolini e la sua giunta come al solito hanno preferito non agire – è il commento ai fatti di Siamo Numana – Non hanno rassicurato i cittadini, né espresso pubblicamente solidarietà alle vittime dei furti. Non sappiamo neanche se l’Amministrazione abbia esercitato un esplicito sollecito alle autorità preposte per un potenziamento del controllo e della vigilanza sul nostro territorio».

Un gruppo di cittadini armati di smartphone, recitano le cronache, ha deciso di propria iniziativa di contrastare i furti nelle case, sostando in auto nelle zone più a rischio per segnalare situazioni sospette alle forze dell’ordine.

Il simbolo della nuova lista civica e Alessandro Selva il candidato sindaco

«Non  crediamo che, anche se mossi da ottime intenzioni, questi gruppi autogestititi siano la soluzione ai numerosi furti – insiste Siamo Numana – Noi abbiamo numerose proposte per contribuire al miglioramento del livello generale di sicurezza del paese, che vanno dal potenziamento dell’illuminazione pubblica e della videosorveglianza, all’istituzione di un servizio di vigilanza privata che coinvolga i soggetti privati interessati e finanziato in parte dal Comune. Intendiamo creare una sorta di Comitato sicurezza, da riunire almeno 2 o 3 volte l’anno, in cui coinvolgere l’Amministrazione, le forze dell’ordine e aperto ai cittadini».

Pur nella convinzione che la sicurezza debba essere garantita dalle forze dell’ordine, Siamo Numana conclude: «abbiamo intenzione di sperimentare anche nel nostro territorio progetti di prevenzione che si ispirano al Neighbourhood Watch, la sorveglianza del vicinato di stampo anglosassone che prevede una vigilanza tra vicini di casa, sulla propria via, strada o condominio, in modo da poter segnalare comodamente da casa tramite chat eventuali anomalie o presenza di persone o auto sospette nella propria zona».

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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