Elezioni Regionali Marche 2020: chi è Mirko Bilò

Cinque domande per presentare agli elettori il già sindaco di Numana oggi candidtato consigliere regionale nelle fila della Lega

#intervista promozionale legata all’acquisto di un banner pubblicitario su Corriere del Conero

Numana, 12 settembre 2020 – A otto giorni dall’apertura dei seggi elettorali per eleggere il nuovo Governatore delle Marche, Corriere del Conero incontra alcuni candidati al ruolo di Consigliere regionale. Cinque domande, uguali per tutti, che permetterà loro di farsi conoscere meglio dai nostri lettori. Oggi è la volta di Mirko Bilò, in politica da vent’anni e già sindaco di Numana dal 2004 al 2009.

Numana – Mirko Bilò, candidato della Lega a consigliere regionale

Chi è Mirko Bilò?

Ho passato quasi quarant’anni al Ministero degli Interni lavorando nella Polizia di Stato; e per circa 20 anni sono stato al servizio del territorio come amministratore locale. Ora sono in pensione. Il lavoro è stato un percorso estremamente importante per la mia esperienza e crescita personale. Mi ha permesso di operare al fianco di persone eccezionali che considero la mia seconda famiglia, ricavandone enormi soddisfazioni e riconoscimenti di cui vado fiero. Per circa 20 anni mi sono impegnato verso il mio territorio, un impegno che mi ha portato a ricoprire il ruolo di sindaco nel Comune di Numana. Inoltre, nel ruolo di amministrativo, ho promosso sia in Italia sia all’estero l’accoglienza del sistema turistico locale in veste di vice presidente de La Marca Anconitana, e come coordinatore di Riviera del Conero. La passione verso la politica al servizio della gente, mi ha permesso negli anni di acquisire quell’esperienza e quella sensibilità che ho deciso di mettere a disposizione di questa meravigliosa regione, per dargli il giusto rilancio che da troppo tempo attende e merita.

Perché la sua candidatura alle regionali 2020?

Ho deciso di candidarmi perché le Marche è una regione dal potenziale incredibile, che negli anni purtroppo è stato disatteso, fino a farla retrocedere nelle classifiche nazionali dal gruppo di testa a regione di transizione. E tutto ciò è accaduto mentre dall’estero ci vengono attribuiti importanti riconoscimenti per la bellezza della nostra terra e la qualità della nostra vita. Sono convinto che ci sia bisogno di dare una nuova visione alla politica regionale, una visione che derivi da figure che amano la nostra terra e che guardano allo sviluppo del territorio. Uno sviluppo che deve passare giocoforza dalla valorizzazione del patrimonio turistico culturale ed enogastronomico attraverso un’azione concreta; una spinta decisa al rinnovamento e potenziamento della nostra rete di trasporti su gomma, rotaia, via mare e via cielo. La ricostruzione post sisma, la gestione oculata del sistema sanitario, la rivisitazione dei centri per l’impiego e lo sviluppo di politiche efficaci per il lavoro e la sicurezza, non possono più essere semplici oggetti di propaganda mediatica, devono diventare priorità assolute. Il perché della mia candidatura… sarebbero tantissimi i motivi, ma la verità che li  raccoglie tutti è che amo la mia terra e per questo voglio impegnarmi in prima persona per portarla a quel benessere che merita!

Numana – Un primo piano di Mirko Bilò

Tre punti essenziali del suo programma

In estrema sintesi: sicurezza, turismo e valorizzazione del territorio. Sono tre punti interconnessi e imprescindibili perché, per far ripartire la nostra regione, è necessario che l’ambiente sia accogliente, per noi residenti e per tutti coloro che decidono di frequentare i nostri bellissimi luoghi. Per arrivare a ciò è necessaria una crescita continua della capacità di saper accogliere; di saper creare percorsi integrati fra tutti gli splendidi luoghi, borghi e risorse culturali della nostra regione. Su questo, l’istituto regionale deve farsi carico di sviluppare un piano di rilancio che, anche grazie ai fondi della Comunità Europea, preveda una rivisitazione completa delle infrastrutture presenti sul territorio; un sostegno efficace alle realtà imprenditoriali e d’accoglienza, tenendo nella dovuta considerazione la necessaria transizione informatica ed ecosostenibile a tutti i livelli delle nostre realtà regionali. È certamente su queste sinergie che il nostro gruppo a sostegno del presidente Acquaroli può fare la differenza. Considerato che il programma comune delle forze che lo sostengono deriva da un reale confronto, ed è una vera sintesi di idee che ci porteranno a lavorare insieme per l’unico, vero obbiettivo: la ripartenza della Regione Marche.

Le due cose che ama di più della nostra regione

Difficile mettere in classifica tutte le cose che amo della mia regione, ma dovendo scegliere inizio con la mia terra, la riviera del Conero. Ci vivo da sempre ed il suo mare, unico per la costa adriatica, gli splendidi borghi, la meravigliosa accoglienza sono per me fonte di grandissimo orgoglio. Però, in effetti, c’è qualcosa che amo al di sopra di tutto, sono le sue genti, noi marchigiani. Per lavoro, ho avuto il privilegio di essere in costante contatto con le più svariate categorie di persone, ma una linea comune ci unisce ed è fatta sì di semplicità e concretezza, forse le prime caratteristiche che si notano nei nostri conterranei, ma anche di valore, serietà e tenacia, di solidarietà e forza d’animo. Caratteristiche che ci hanno permesso di superare in maniera egregia e con grande dignità grandi difficoltà; caratteristiche che vedo tra i prefabbricati post sisma, tra gli imprenditori che combattono per la propria azienda e i propri lavoratori, nelle famiglie in difficoltà o nella gente che affronta percorsi sanitari complessi e purtroppo anche in salita a causa dei tanti problemi che tutti conosciamo. Amo la mia terra e sono fiero di essere marchigiano.

Mandi un messaggio agli elettori marchigiani

Agli elettori marchigiani voglio mandare un messaggio semplice. Comprendo bene la sfiducia che nel tempo è progressivamente cresciuta nei confronti delle istituzioni, così come comprendo la sensazione di distanza che si prova nei confronti delle varie amministrazioni, ma l’appuntamento del 20 e 21 settembre è un’opportunità per cambiare. La nostra Regione ha, forse davvero per la prima volta da decenni, la possibilità di vedere un gruppo dirigente unito e compatto capace di dare alle Marche l’opportunità che merita. Non perdiamo questa occasione, scegliamo il cambiamento!

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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