Elezioni – Ecco i candidati di ‘Con i numanesi c’è sempre più futuro’

Li ha presentati il sindaco uscente Tombolini insieme alle linee del programma

Numana, 18 aprile 2019 – Ieri pomeriggio, alle 18.30, il sindaco uscente Gianluigi Tombolini ha incontrato cittadini ed elettori presso i locali del ristorante Il Cucale a Marcelli di Numana per la presentazione ufficiale del programma elettorale e dei componenti la sua lista civica Con i Numanesi c’è sempre più futuro.

Numana – Tanti i cittadini accorsi alla presentazione dei candidati e del programma della lista civica di Gianluigi Tombolini

Di fronte ad una sala gremita, Tombolini – che si ripropone per un secondo mandato alle Amministrative del 26 maggio – ha toccato e sviscerato i punti programmatici suoi e della sua squadra: l’importanza ai temi del turismo, delle grandi opere pubbliche e del decoro urbano, dell’ambiente e dei bisogni sociali dei cittadini. Temi che saranno realizzati e perseguiti tramite l’ascolto, la passione e la concretezza, che poi sono state e saranno le sue linee guida e dell’azione amministrativa.

Numana – Gianluigi Tombolini, in piedi, attorniato dai candidati consiglieri della sua lista

A seguire, il sindaco uscente ha presentato i dodici candidati della lista civica ‘Con i Numanesi c’è sempre più futuro’:

Corrado Baldazzi (dirigente d’azienda)

Davide Bilò (operatore turistico)

Braconi Romina (operatrice turistica)

Cacace Gianpaolo (pescatore)

Calducci Gabriele (insegnante)

Carletti Gloria (architetto)

Casali Corrado (area manager illuminazione)

Ippoliti Rossana (avvocato)

Mengarelli Filippo (dirigente d’azienda)

Paolucci Mario (operatore turistico)

Sampaolesi Sabrina (commessa)

Spinsante Luca (agente di commercio).

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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