Terremoto, ricordate? Non vi lasceremo soli!

Piero Celani (FI), vicepresidente del Consiglio regionale delle Marche, fa il punto della situazione a oltre tre anni dal sisma del 2016

Ancona, 12 gennaio 2020 – Il 24 Agosto 2016, e successivamente il 30 ottobre, due violentissime scosse sismiche provocarono in quattro Regioni del centro Italia, Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo una vera e propria catastrofe, con oltre 300 morti, altrettanti feriti e quasi 50.000 sfollati. Per aiutare i territori colpiti furono subito stanziati oltre 2 miliardi di euro mentre una passerella ininterrotta di ministri, sottosegretari, governatori, assessori regionali e comunali, esponenti politici di primo, secondo e di terzo piano, a reti unificate gridava “Non vi lasceremo soli”.

Piero Celani, vicepresidente del Consiglio regionale delle Marche

Sono passati tre anni e quattro mesi da quel tragico evento e davvero poco o nulla è stato fatto. Piero Celani (FI), vicepresidente del Consiglio regionale delle Marche, fa il punto della situazione a oltre tre anni dal sisma del 2016:

«Non vi lasceremo? Soli? Dopo più di tre anni, il silenzio regna sovrano su quei territori. Spente le telecamere e riposti gli elmetti, le popolazioni così duramente colpite sono rimaste sole. E di quei miliardi stanziati, secondo il quotidiano Il Tempo, ne sono stati spesi ben pochi! A distanza di oltre tre anni lo scenario è quello apocalittico di sempre. Paesi distrutti, frazioni praticamente scomparse, centri svuotati e una montagna incredibile di macerie ancora da rimuovere. Si calcola che siano da rimuovere ancora oltre 100.000 tonnellate di macerie.

Terremoto 2016 – Soccorritori al lavoro fra le macerie di Amatrice (foto – Luca Prosperi – Ansa)

Quando saranno rimosse, primo passo per la ricostruzione, ancora non è dato sapere, anche perché un nuovo terremoto si è abbattuto sulle popolazioni dopo quello sismico. È il terremoto burocratico, l’applicazione di legislazione ordinaria per far fronte a situazioni straordinarie, norme in contrasto tra loro, cavilli procedurali, e una sconfinata farraginosità procedurale degna della migliore commedia degli equivoci.

Basti pensare che, per avere un semplicissimo parere su un’ipotesi di progetto, passano 7/8 mesi, ma se poi, e qui siamo veramente alla commedia dell’arte, ti chiedono delle integrazioni, il tecnico le deve produrre in soli dieci giorni, Sic!!!

E dei fondi arrivati tramite gli sms solidali, 33 milioni, il 60% (circa 21 milioni di euro) erano destinati alla Regione Marche per finanziare 94 progetti di ricostruzione, che sommati ad alcuni interventi minori, avrebbero portato ad un totale di 107 interventi nella nostra regione. Ad oggi, solo 8 di essi sono stati già ultimati. E questi pochissimi progetti sono stati realizzati nella sola provincia di Macerata.  

Sisma 2016 – San Ginesio devastata dal terremoto (fofo di Alessandro Giambartolomei)

Restano, sconfortanti, le migliaia di tonnellate di macerie ancora da rimuovere. Restano, sconfortanti, i due miliardi di euro ancora in chissà quale cassetto. Restano, sconfortanti, le migliaia di cittadini ancora senza una casa e senza una prospettiva di lavoro. Restano, sconfortanti, le casette non certamente a prova di freddo. Resta, sconfortante, l’immagine di un Governo fermo anche di fronte ad una calamità devastante. Un Governo non in grado di dare risposte. Un Governo diviso e lacerato che non sa darsi quella spinta pure necessaria per uscire dalle pastoie di un quotidiano senza più futuro. Resta, sconfortante, l’immagine di una Regione che non è stata in grado di far valere, presso il Governo, le ragioni dei propri cittadini».

Ing. Piero Celani vicepresidente Consiglio regionale delle Marche

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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