Regione Marche: 12mila euro alla Pro loco di Monte Urano

Lega Nord: “soldi spesi male. Il territorio ha bisogno di sostegno sociale”

Riceviamo e pubblichiamo

Ancona – Il 2016 si chiude con l’ennesima sorpresa, per usare un eufemismo, del Pd, che poi tanto sorpresa non è dal momento che siamo ormai abituati a comportamenti a dir poco discutibili e a ripartizioni finanziarie senza criterio. Dopo essere stati chiamati a discutere su un bilancio fornitoci senza i tempi necessari per un’approfondita analisi, in barba a qualsiasi rispetto istituzionale e personale nei confronti di noi Consiglieri di Opposizione, chiamati a svolgere un ruolo di controllo nei confronti dell’Amministrazione, scopriamo, tra le tante discutibili voci di bilancio, che, con lo zampino del Consigliere regionale Giacinti, alla Pro Loco di Monte Urano sono stati destinati ben 12 mila Euro.

La cittadina di Monte Urano in provincia di Fermo
La cittadina di Monte Urano in provincia di Fermo

L’Amministrazione regionale ci ha più volte detto che nel Bilancio non vi era alcun margine di manovra, che non si poteva recuperare alcunché per la collettività, che le nostre istanze non potevano trovare accoglimento. E poi ci ritroviamo 12 mila Euro a una Pro Loco quando un intero territorio avrebbe, invece, bisogno di sostegno sociale. Molte famiglie sono in totale indigenza, molte a seguito del sisma si sono ritrovate addirittura senza una casa, la Sanità necessita costanti sostegni, l’economia e le nostre categorie produttive sono alla canna del gas, il precariato e la disoccupazione sono sempre più una piaga che il Centrosinistra ha ampiamente dimostrato di non saper curare, anzi di aggravare.
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Non è questo il modo adeguato di amministrare una regione, non è questo il modo di lavorare per la collettività, non è questo il modo di riavvicinare i cittadini alla politica. Noi non siamo questo, non vogliamo questo, non accetteremo mai questo perché la politica dei figli e figliastri, a nocumento di tutti, non ci appartiene.

Ancona, 2 gennaio 2017
Gruppo Consiliare Lega Nord Marche

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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