Hotel House di Porto Recanati: critiche al sindaco Mozzicafreddo

A puntare il dito contro il primo cittadino è il senatore Arrigoni (Lega): “gravi responsabilità dell’Amministrazione comunale, il sindaco non ha il senso della realtà”

Macerata – «Le Amministrazioni comunali di Porto Recanati che si sono succedute hanno pesanti responsabilità nella vicenda dell’Hotel House e sulla situazione di assoluto degrado presente nella struttura, centrale della droga ormai diventata una vergogna nazionale. Il goffo tentativo del sindaco Mozzicafreddo di sminuire la questione è un atto sconsiderato e irresponsabile».

Così il senatore Paolo Arrigoni, responsabile della Lega nelle Marche, commenta le parole del primo cittadino di Porto Recanati rilasciate sulla vicenda dell’Hotel House durante la conferenza stampa convocata lo scorso venerdì mattina dal sindaco e dalla sua Giunta.

Paolo Arrigoni, senatore della Lega e neo eletto Questore al Senato 

«Porto Recanati è una cittadina stupenda ed i primi che non vogliono essere presi in giro sono proprio i suoi abitanti – continua il neo eletto Questore del Senato – Anziché parlare di danno di immagine al suo Comune, il sindaco pensi piuttosto al suo duplice ruolo di autorità locale di pubblica sicurezza e di autorità sanitaria locale, oltre alla passività con la quale la sua Amministrazione e quelle precedenti, rispetto alle quali si è posto in continuità dal punto di vista politico e delle persone in Giunta, hanno fatto sì che la situazione dell’Hotel House degenerasse continuamente sino a diventare esplosiva!»

Il duro attacco del senatore leghista, nei confronti del primo cittadino di Porto Recanati, continua con l’elenco del degrado e delle problematiche esistenti in quella struttura:

«Mozzicafreddo dovrebbe conoscere bene i problemi di agibilità, sicurezza e igiene dell’immobile: dal mancato collegamento degli appartamenti all’acquedotto, alla presenza di un pozzo abusivo di acqua non potabile, dalle vasche di accumulo dei reflui fognari che non vengono svuotate da mesi, alla mancanza di funzionamento degli ascensori, alle gravi carenze dell’impianto antincendio segnalate dai vigili del fuoco, fino ad arrivare al crollo parziale del tetto e all’assenza di un servizio di portineria che controlli il via vai di gente allo stabile».

Roberto Mozzicafreddo, sindaco di Porto Recanati

«Di fronte a tutto questo un’Amministrazione pubblica seria non può continuare a fare lo struzzo – aggiunge Arrigoni – tanto più che, senza voler citare i recenti fatti di cronaca, il legame tra i residenti dell’Hotel House e le problematiche di prostituzione, spaccio e abusivismo commerciale a Porto Recanati è ben noto; come ben note sono le associazioni per delinquere di extracomunitari che gestiscono il mercato della droga nella provincia».

La conclusione del senatore è quanto mai diretta:

«Riducendo tutto questo a “diverbi tra condomini” e sottostimando gli enormi problemi di integrazione causati dall’immigrazione clandestina nel suo Comune, il sindaco Mozzicafreddo dimostra di non avere il polso della situazione e bene farebbe a farsi da parte dimettendosi».

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Ancona e i perseguitati politici antifascisti

Ricostituita nelle Marche l’ANPPIA memoria storica con presidente Gianluca Quacquarini


Camerano, 26 gennaio 2023 – Arriva una nota in redazione a firma Gianluca Quacquarini consigliere comunale dorico in orbita Articolo Uno, già iscritto al M5 stelle e ancora prima nel PD: “Ricostituita ad Ancona l’ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, ed io sono stato eletto presidente di questa ricostituita federazione”.

Lì per lì, ignorando del tutto l’esistenza di questa Associazione, sono stato assalito dallo sgomento. Ma come, nel 2023 stiamo ancora a parlare di perseguitati politici antifascisti? In oltre vent’anni di mestiere, dal 2000 ad oggi, non ne ho mai incontrato uno. A cosa diavolo serve ricostituire una simile associazione? E ancora, a cosa diavolo serve essere degli anti qualcosa se quel qualcosa è finito nel 1946?

Gianluca Quacquarini

Mio nonno poteva essere un antifascista, dal momento che fu mandato al fronte nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918) come un ‘ragazzo del ‘99” (nati nel 1899). E dunque testimone adulto dell’era fascista (1919-1943). Mio padre poteva essere un antifascista, dal momento che vide la luce nel 1928, alla caduta del regime di Mussolini aveva 15 anni e dunque sapeva cosa significasse esserlo. Un pensiero reso concreto dal fatto che per tutta la vita mio padre tenne nel cassetto del comodino in camera da letto la tessera del PCI, anche quando il PCI non esisteva più.

Loro sì, ma io? E con me tutti quelli della mia età o più giovani come appunto Quacquarini… Per me e per loro che senso ha, oggi, parlare di perseguitati politici antifascisti? Nessuno, ma rispondo solo per me. Per il semplice motivo che sono cresciuto in un’epoca in cui questi perseguitati semplicemente non esistevano. Appartenevano ad un passato per me remoto. Occhio però a giudicare, perché da quando ho iniziato a capire la storia ho sempre condannato il regime di Mussolini, e conosciuto a fondo la storia dei perseguitati politici antifascisti, da Sandro Pertini in testa e soci illustri, suoi compagni di lotta.

Così, sempre per capire, ho fatto qualche ricerca e finalmente ho capito. L’ANPPIA, che ha sede a Roma sin dal 1946, ha uno Statuto, un Comitato esecutivo con tanto di Revisori dei conti e un Collegio dei Probiviri; edita un giornale bimestrale: L’antifascista, fondato guarda tu proprio da Sandro Pertini, e ha sempre dedicato molta parte delle sue energie alla ricerca e diffusione della conoscenza della storia dell’Antifascismo e dei suoi protagonisti, attraverso pubblicazioni, convegni, mostre, attività nelle scuole e molto altro.

Quel che vale per la Shoah, dunque, vale anche per l’ANPPIA: la memoria storica è importante, mai dimenticare quei perseguitati dal fascismo che hanno fatto la galera e subìto l’esilio – in alcuni casi pagando con la propria vita – per costruire l’Italia democratica, liberale e repubblicana di oggi.

Dunque, il senso di questa ricostituzione sta tutto qui: ricordare la storia per non dimenticare, un monito affinché non si ripetano più certe storture del passato, assolutiste e sanguinarie. Del passato, però! Perché oggi proprio grazie a quegli eroi certe reminiscenze sono state cancellate, non ci appartengono più. E certi gruppetti nostalgici lasciano il tempo che trovano e non vale neppure la pena citarli.  Meglio così, per un attimo avevo pensato che mi fosse sfuggito qualcosa!

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