Battistoni (FI) chiede le dimissioni di Mangialardi da presidente Anci

“L’Associazione nazionale dei Comuni italiani è organismo superpartes”

Senigallia, 11 giugno 2020 – «Credo sia arrivato il momento per Maurizio Mangialardi, candidato ufficiale del Partito Democratico a governatore della Regione Marche, di lasciare la presidenza di Anci».

Esordisce così il senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Francesco Battistoni, nei confronti del sindaco senigalliese.

Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia, presidente di Anci Marche e candidato della sinistra a presidente della Regione Marche

«È una questione di buonsenso, un gesto di rispetto anche e soprattutto nei confronti dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, organismo superpartes che non merita una connotazione politica, soprattutto oggi in un contesto così delicato», prosegue il senatore azzurro che parla di confusione nei ruoli che Mangialardi alimenta pubblicamente di volta in volta.

Francesco Battistoni, senatore e coordinatore regionale di Forza Italia

«Stiamo assistendo da alcuni giorni a diverse dichiarazioni del candidato Maurizio Mangialardi e c’è molta confusione sul suo ruolo: un giorno dichiara come presidente di Anci Marche, un giorno come candidato governatore della sinistra. Molti sindaci ci dicono di essere in difficoltà per questo atteggiamento. Per questo motivo – conclude Battistoni – mi aspetto nelle prossime ore le sue dimissioni dalla presidenza dell’Anci regionale, altrimenti si rischia un cortocircuito istituzionale che non fa bene a nessuno».

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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