Ancona – Provincia: elezioni del Presidente e del Consiglio provinciale

Rabini: “azzerare al più presto la legge Delrio, ridare il voto al popolo e recuperare dignità politica ed istituzionale per le nostre province”

Ancona. Proprio in questi giorni in Parlamento è all’ordine del giorno la discussione sul “Milleproroghe” che così com’è attualmente, prevede la data del 31 ottobre per le elezioni dei Presidenti delle Province e poi il 31 dicembre per i Consigli provinciali.

«A parte il fatto – dichiara Lorenzo Rabini, Consigliere provinciale di Ancona e componente del Direttivo Upi Marche – che nel caso di Ancona e di altre province i rispettivi Consigli provinciali dovrebbero andare a rielezione entro 90 giorni dalla data dell’8 gennaio 2019. Detto questo, che è una ulteriore dimostrazione di come sia terrificante la confusione e la programmazione delle elezioni degli Enti di Area Vasta, qui c’è un serio problema, quello di definire concretamente e definitivamente il ruolo stesso delle Province alla luce della fallita Legge 56/14 Delrio, la cui conclamata disfatta è avvenuta con il Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016.

Lorenzo Rabini, consigliere provinciale di Ancona e componente direttivo Upi Marche 

Da quel momento – continua Rabini – si sarebbe dovuto immediatamente riformare la “Delrio”, impostando una nuova disciplina legislativa ed elettorale delle Province partendo dal fatto che in Costituzione nessuno ha annullato le Province, che nel frattempo, dal 2014 , sono diventate Enti di secondo grado con riduzione di funzioni e di personale, con elezione indiretta dei Presidenti e dei Consiglieri da parte dei consiglieri comunali del territorio provinciale, addirittura prevedendo per il Presidente della Provincia un incarico di 4 anni e per i Consigli di due anni, oltre a tutta una serie di altre storture istituzionali, economiche, organizzative e politiche che hanno fatto di questa Legge Delrio una delle “berline” costituzionali più clamorose della storia delle nostre Istituzioni repubblicane.

Questo attuale sistema – dichiara ancora Rabini –  nato con una Legge ordinaria (appunto la 56/14) per cui ancora non ci si capacita di  come sia stato possibile da parte della Corte Costituzionale accettare una modifica della Costituzione con una legge che rimandava ad una riforma costituzionale, di fatto aboliva le Province così come le conoscevamo da 150 anni; per far nascere un orrendo strumento politico territoriale (al quale sono affidate anche importanti deleghe tra cui l’ edilizia scolastica, le strade, l’ambiente) che quasi più nessuno conosce non essendoci più da anni l’elezione diretta, con un Presidente che è anche Sindaco e quindi si comprende bene quali difficoltà operative possano esserci, senza più una Giunta (anche ridotta) a far da supporto al Presidente, senza più alcun tipo di compenso o di contributo economico per gli amministratori, dal Presidente ai Consiglieri che non hanno neanche il gettone di presenza, senza più dirigenti e con poco personale e senza più soldi per gestire le competenze attribuite.

Se nel Decreto Milleproroghe – conclude Rabini – nulla cambierà, anche nella nostra Provincia il 31 ottobre si dovrà votare il nuovo Presidente (al posto della Serrani ), e nei primi mesi del 2019 il nuovo Consiglio; l’unica vera alternativa è una seria e rispettabile legislazione nazionale affidata al nostro Parlamento che possa recuperare le Province nella loro storica autorevolezza con l’elezione diretta da parte del popolo, con un mandato governativo di 5 anni, con il recupero della “Giunta” che, così come il Consiglio, possono avere certamente un numero di eletti più basso rispetto al passato, un riconoscimento di carattere economico per il Presidente e la Giunta così come per i Consiglieri (gettone di presenza)  invece della completa gratuità del servizio che certo non ha inciso sul “risanamento” dei conti pubblici italiani. Insomma, è giunto il momento di affossare definitivamente la “Delrio” e far rinascere un nuovo modello di Provincia».

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primarie del centrosinistra ad Ancona

Lo scontro politico per scegliere il candidato sindaco è fra Ida Simonella e Carlo Maria Pesaresi


Camerano, 23 novembre 2022 – A solleticare questo paneburro&marmellata – ultimamente non è semplice trovare argomenti stimolanti – è stato un lungo post su Facebook di Ezio Gabrielli pubblicato qualche giorno fa e intitolato “Si torna a respirare!”. Consiglio di leggerlo. Argomento: le primarie del centrosinistra ad Ancona per scegliere il candidato sindaco alle Amministrative del 2023.

Due sono i candidati: Ida Simonella, appoggiata apertamente e senza tanti fronzoli dal sindaco uscente Valeria Mancinelli, e Carlo Maria Pesaresi. Quest’ultimo, nelle grazie di Ezio Gabrielli: lo ammette con forza nel suo post di cui, tra l’altro, condivido quasi in toto l’analisi.

Sono 17 i seggi scelti per le primarie sparsi in città, ai quali domenica 27 novembre potranno accedere dalle ore 8.00 alle 20.00 (tranne i seggi 9 e 12 aperti dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.00), tutti gli anconetani dai 16 anni in su, previo un minimo contributo in denaro che pare essere volontario.

La feroce critica di Gabrielli al doppio mandato consumato dalla Mancinelli, la condivido. Non conosco personalmente lui, o i due candidati in lizza, o la Sindaca uscente, per cui posso dire la mia senza vincoli di sorta.

«L’impegno di Carlo Pesaresi di questi giorni ha imposto a tutto il centrosinistra, comprese le parti più recalcitranti e settarie, di rimettersi in moto rianimando un sistema linfatico di relazione che l’approccio Mancinelliano della delega in bianco – ed è questa la critica più feroce che deve essere rivolta a quel gruppo dirigente – aveva inaridito», scrive Gabrielli. E ancora: «Il centrosinistra ha realmente creduto che si potesse presidiare un territorio con l’idea dell’uomo/donna forte a cui delegare le scelte… e lo scorso settembre ci siamo, anche nella nostra città, ritrovati con un corpo rattrappito (incapace financo di fare una iniziativa elettorale con tutti i candidati alla Camera, Senato e Primarie), bloccato dall’anoressia di confronto e di idee e così, ritrovarci con una manciata di voti di distanza dal centrodestra».

«Abbiamo governato bene – continua Gabrielli – ma abbiamo manifestato limiti; nelle dinamiche complesse (esempio fra tutte la costruzione dell’azienda unica provinciale dei rifiuti, obbiettivo principale che era stato dato alla Mancinelli sette anni fa), la politica della delega e della semplificazione arrogante non ha funzionato; un tempo siamo stati un capoluogo di regione ma abbiamo perso, in favore di una visione “paesana”, la capacità di esercitare quel ruolo».

Su “abbiamo governato bene” caro Gabrielli, dissento. L’Ancona di oggi non è migliore di quella presa in mano dalla Mancinelli dieci anni fa. Ancona capoluogo di regione, oggi, è una bestemmia. Basta fare un giro a Fano, Pesaro Urbino, Civitanova o Ascoli per capire e toccare con mano quanta vita sociale ed economica in più ci sia in quelle realtà rispetto alla dorica. Invito i lettori ad esprimersi su questo concetto.

In ultimo, al di là delle manovre di partito e degli eventuali interessi in gioco, personalmente m’interessa poco chi sarà il candidato Sindaco di Ancona del centrosinistra. Che sia Simonella o che sia Pesaresi – dalle voci di corridoio, il vincitore delle primarie del centrosinistra si dovrà misurare con il candidato di centrodestra Daniele Silvetti, attuale presidente dell’Ente Parco del Conero, ma non c’è nulla di ufficiale – quel che davvero m’interessa, e credo sia così anche per la gran parte degli anconetani, è che il nuovo Sindaco di Ancona abbia le capacità necessarie, e la giusta visione, per riportare Ancona al centro della regione Marche sul piano politico, geografico, sociale, industriale, culturale e turistico. Un gran lavoro, non lo nego, ma è un lavoro che va fatto se Ancona vuole restare a pieno titolo capoluogo di regione.

© riproduzione riservata


link dell'articolo