Ancona – Gianluca Busilacchi lascia il Pd e aderisce al Mdp

“Una scelta miope e divisiva” per il segretario regionale Francesco Comi

Ancona – Il consigliere regionale Gianluca Busilacchi lascia il Pd per aderire al MDP, il Movimento Democratico e Progressista di Bersani ed Epifani nato qualche mese fa dalla scissione con il partito di Matteo Renzi.

Ancona – L’ormai ex consigliere regionale Pd Gianluca Busilacchi passato con gli scissionisti bersaniani del Mdp

Una brutta notizia per il Pd marchigiano, dove Busilacchi fino a stamattina era una figura di notevole peso politico. Una tegola pesante per Francesco Comi, segretario regionale, che non nasconde un certo disappunto nella propria dichiarazione: «Questa mattina, dopo le richieste di chiarimento dei giorni scorsi, ho parlato a lungo con il consigliere Pd Gianluca Busilacchi che mi ha comunicato la decisione di aderire al MDP».

Dunque, anche nelle Marche iniziano ad arrivare i primi effetti della spaccatura all’interno dei Dem, un effetto negativo per il Pd regionale vista la caratura di chi li ha lasciati.

Ancona – Il segretario Pd Marche Francesco Comi

«Ho spiegato a Gianluca di essere molto dispiaciuto sul piano personale per la sua scelta – continua Comi – dato che insieme abbiamo condiviso in questi anni molte battaglie e momenti importanti.

Sul piano politico gli ho ribadito la mia delusione e contrarietà per quella che ritengo una scelta miope e divisiva.

Domani mattina, martedì 11 luglio, parteciperò alla riunione del gruppo consiliare già convocato per provvedere alla sua riorganizzazione».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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